Nuovi poveri: “4 italiani su 10 da ottobre non avranno i soldi per fare la spesa”

giovedì 30 luglio 14:52 - di Carlo Marini

Baratro povertà assoluta per altre 2,1 milioni di famiglie. A lanciare l’allarme è il focus Censis-Confcooperative ”Covid da acrobati della povertà a nuovi poveri. Ecco il rischio di una nuova frattura sociale”. Dalla ricerca emerge infatti che sono 2,1 milioni le famiglie con almeno un componente che lavora in maniera non regolare. Questo in base a una elaborazione Censis su dati Istat. Di queste ben 1.059.000 di famiglie vivono esclusivamente di lavoro irregolare (sono il 4,1% sul totale delle famiglie italiane). Di queste, più di 1 su 3, vale a dire 350 mila, è composta da cittadini stranieri. Un quinto ha minori fra i propri componenti, quasi un terzo è costituita da coppie con figli, mentre 131 mila famiglie possono invece contare soltanto sul lavoro non regolare dell’unico genitore.

Ci sono 4 milioni di nuovi poveri

Sono 4 milioni i nuovi poveri che con l’aggravarsi della situazione economica ed occupazionale in autunno saranno costretti a chiedere aiuto. Per il cibo da mangiare nelle mense. O, soprattutto, con la distribuzione di pacchi alimentari. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti in riferimento agli ultimi dati Istat sull’occupazione in Italia che con il crollo di 600mila posti di lavoro da febbraio a giugno confermano la crisi causata dall’emergenza coronavirus.

La Coldiretti chiede un piano nazionale

“Si tratta della punta dell’iceberg delle situazioni di difficoltà con il 38,4% degli italiani che – spiega Coldiretti – ha risorse liquide disponibili per non più di 3 mesi per spese essenziali. Spese come quelle per il cibo o per il riscaldamento. Questo, secondo l’indagine Isf Bankitalia, condotta a maggio. Dalla indagine emerge anche che il 40% degli individui indebitati dichiara di avere già difficoltà nel sostenere le rate del mutuo”. Fra i nuovi poveri, sottolinea la Coldiretti, “ci sono coloro che hanno perso il lavoro, piccoli commercianti o artigiani che hanno dovuto chiudere, le persone impiegate nel sommerso che non godono di particolari sussidi o aiuti pubblici e non hanno risparmi accantonati, come pure molti lavoratori a tempo determinato o con attività saltuarie. Persone e famiglie che mai prima d’ora avevano sperimentato condizioni di vita così problematiche. Le situazioni di difficoltà sono diffuse lungo tutta la Penisola. Tuttavia, le maggiori criticità si registrano nel Mezzogiorno. In particolare, il 20% degli indigenti che si trova in Campania, il 14% in Calabria e l’11% in Sicilia ma condizioni diffuse di bisogno alimentare si rilevano anche nel Lazio (10%). A sorpresa, anche nella Lombardia (9%) dove più duramente ha colpito l’emergenza sanitaria”.

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