Covid, l’allarme dei cardiologi lombardi: «Casi mai visti, poltiglie di trombo e mortalità alta»

venerdì 17 luglio 10:13 - di Roberto Mariotti
Covid

Il Covid ha colpito. Duramente. «Abbiamo visto infarti completamente diversi da quelli che eravamo abituati a vedere. Gli facevamo la coronarografia e vedevamo poltiglia di trombo. Abbiamo detto: attenzione, perché c’è una risposta trombotica esageratamente alta nei pazienti con Sars-CoV-2. E ora non sappiamo ancora quali segni ha lasciato Covid per il futuro». A parlare ò Claudio Cuccia, direttore Dipartimento cardiovascolare della Poliambulanza di Brescia. Racconta i giorni dell’emergenza più dura in una delle aree più colpite dal nuovo coronavirus. Occasione: l’incontro a Palazzo Lombardia fra l’assessore al Welfare della Regione, Giulio Gallera, e i rappresentanti dei 13 centri individuati come hub in cardiologia per garantire le cure in pandemia.

Covid, il racconto dei cardiologi

E non è il solo a portare testimonianze simili: «Ancora adesso vediamo accessi tardivi al pronto soccorso. Vediamo pazienti che hanno avuto episodi di dolore toracico che corrispondevano a degli infarti nei mesi di marzo-aprile-maggio. Hanno resistito a casa ma non avendo potuto usufruire di cure immediate oggi arrivano con una disfunzione cardiaca molto importante e tardiva», conferma Carlo Mario Lombardi. È un esperto dell’università degli Studi di Brescia e Cardiologia Spedali Civili. Struttura dove «è stato descritto – ricorda lo specialista – il primo caso di miocardite da Covid-19 in una donna giovane arrivata tardi in ospedale. Oggi sta bene, ma la ricordiamo come un caso molto grave e impegnativo anche da un punto di vista emotivo».

I pazienti ricoverati per sindrome coronarica acuta

I dati raccolti in 12 dei 13 centri hub confermano la situazione. «Dal 21 febbraio al 7 maggio, 953 pazienti sono stati ricoverati per sindrome coronarica acuta. Il 50% trasportati dal 118, dati più o meno simili a periodi non Covid. Fra questi, i pazienti con diagnosi Covid erano il 17%.

Covid, lo shock cardiogeno

«Ma il risultato impressionante è che la fase ospedaliera ha un dato di mortalità e shock cardiogeno totalmente sbilanciato per questi malati positivi al virus». Lo afferma Luigi Oltrona Visconti, direttore Struttura complessa Cardiologia del Policlinico San Matteo di Pavia. «Si parla di 32% di mortalità: sono dati da infarto degli anni ’40-’50, normalmente oggi la percentuale oscilla dal 3 al 6%».

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