Covid a Vicenza, il figlio del manager untore: «Mio padre meritava il Tso, curarsi è un dovere»

domenica 5 luglio 11:06 - di Lara Rastellino
VIcenza, il figlio contro il padre manager untore foto Ansa

Covid a Vicenza, è guerra in famiglia. Il figlio del manager untore dà ragione a Zaia: mio padre meritava il Tso. Continuano a far discutere le dichiarazioni del governatore Zaia sui nuovi focolai di Covid in Veneto, suscitando le reazioni più diverse. Molti hanno giudicato bellicosi quei richiami al Tso e a responsabilità penali legate all’allentamento delle misure di protezione, al rifiuto di farsi curare, al riaccendersi del rischio epidemia. Altri, invece, si sono schierati col presidente di Regione: tra questi, spicca il nome del figlio del manager considerato un nuovo “untore”. L’uomo che non ha rinunciato a una affollata festa di compleanno mentre stava male con 38 di febbre. l’imprenditore che, in barba a precauzioni, divieti e buon senso,  ha continuato anche a lavorare. Incontrare persone. Andare in giro fino a quando il ricovero non poteva più essere evitato. Il paziente ora ricoverato in terapia intensiva.

Covid a Vicenza, è guerra in famiglia. Il figlio del manager untore sta con Zaia

Ebbene sì: il figlio del manager ora in terapia intensiva dopo una trasferta di lavoro in Serbia (con tanto di partecipazione a una festa super affollata), e che rifiuta di farsi curare, si schiera con Luca Zaia. E in un’intervista al Corriere della sera spiega anche perché: «Ha ragione Luca Zaia, il governatore. Ha ragione quando dice che serve il Tso per chi è positivo e rifiuta il ricovero. Curarsi è un dovere nei confronti della comunità. Non si può rischiare di contagiare altre persone», dichiara netto e determinato. Non solo, rincarando la dose delle sue recriminazioni, aggiunge pure: «Al suo comportamento non trovo alcuna giustificazione logica». Aprendo il discorso a ulteriori affondi che, non a caso, non tardano ad arrivare.

Il figlio dell’imprenditore positivo si schiera con Zaia, il fratello smentisce “viaggi di lavoro”…

Come quando, sempre dalle colonne del Corriere, imputa al genitore anche una inaccettabile «leggerezza o una sottovalutazione del pericolo al quale stava andando incontro. E pensare che papà all’inizio era molto attento a ogni forma di prevenzione… Ad ogni modo ha sbagliato. E questo non si discute»… E non è nemmeno tutto. Sempre al quotidiano di via Solferino, parla anche il fratello del manager in terapia intensiva. Il quale, eleva al quadro la portata di sospetti e polemiche, asserendo che «il viaggio d’affari di cui ho letto sulla stampa: non esiste. E non ha niente a che vedere con gli impegni dell’azienda». Aprendo quindi, con le sue affermazioni, all’ipotesi di una «trasferta privata di cui non ero al corrente. E della quale – conclude il congiunto del paziente – non so niente, né posso dire niente». Una guerra in famiglia che alza la temperatura dello scontro. Delle preoccupazioni. Delle polemiche.

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