Arrestato a Milano italiano “arruolato” nell’Isis «contro i miscredenti». Le sue frasi sui social

mercoledì 8 Luglio 10:45 - di Massimo Baiocchi
Isis

Aveva aderito all’Isis. E “diffondeva” il credo. Nel corso nella notte, i carabinieri del Ros di Milano hanno eseguito una ordinanza di custoria in carcere. È nei confronti di un trentenne italiano. Deve rispondere all’accusa di istigazione a delinquere aggravata dall’uso del mezzo telematico.

Isis, l’italiano “convertito” all’ideologia estremista

L’attività investigativa ha consentito di documentare la condotta dell’indagato. L’uomo si era “convertito” pienamente all’ideologia estremista di matrice salafita. Si era impegnato nel diffondere il credo dell’Isis.

«Uniamoci contro i miscredenti»

Ne esaltava le “gesta” in chiave apologetica e istigava i propri interlocutori a unirsi al jihad globale contro i miscredenti. Per realizzare il proprio disegno criminoso, ha usato la rete Internet, strumento più efficace per colpire le fasce di popolazione mondiale maggiormente influenzabili. Utilizzava i social media (tra gli altri, Facebook e la piattaforma “Sound Cloud”). Condivideva immagini e documenti audio/video di esaltazione delle azioni violente del Daesh.

Ecco che cosa pubblicava sui social

Tanti i particolari emersi. Scriveva che l’emergenza Covid «è una cosa di Allah, una cosa positiva». Questo perché «la gente sta impazzendo». Per i non musulmani «tutto l’haram adesso è difficile farlo», ossia sono stati tolti loro i vizi. Pubblicava immagini di Bin Laden, delle Torri Gemelle, di Al Bagdadi, di foreign fighters. Altre immagini di donne col mitra in mano, di bambini armati che giurano di uccidere i “miscredenti”. E più in generale degli estremisti islamici definiti «martiri».

Isis, la pericolosità dell’indagato

I fatti contestati, commessi a Milano dal novembre 2015 e ancora in atto, sono aggravati dalle finalità di terrorismo internazionale. E anche dall’utilizzo dello strumento informatico e telematico. Hanno accertato la pericolosità dell’indagato con l’analisi del circuito relazionale – sia nazionale, sia internazionale – particolarmente qualificato. Un circuito composto da una rete di persone dedite alla sistematica propaganda a favore dello Stato Islamico e dell’esaltazione del Jihad mediante la condivisione di post e commenti sui social.

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