Vacanze salate: arriva la “tassa” virus. Le ferie ci costeranno fino al 20% in più

lunedì 1 giugno 12:44 - di Renato Fratello
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Batosta sulle vacanze: arriva la tassa virus. Una vacanza di dieci giorni potrebbe «arrivare a costare fino al 20 per cento in più rispetto allo scorso anno, passando da una spesa a testa da 736 euro a 883 euro». Sono dati elaborati dal Codacons e ripresi oggi da Repubblica. Perché sanificare e distanziare ha il suo costo. Per non parlare dei turisti che non arriveranno.

Vacanze e rincari, i dati del Codacons

Il Codacons nella sua proiezione avverte che nessun settore è risparmiato: ci saranno rincari ovunque. Si parte dalla ristorazione con un aumento del 9% passando per le strutture ricettive con un ritocco alle tariffe dell’8%. Mentre quello per il trasporto aereo e via mare sarà rispettivamente un aumento del 15 e del 12 per cento. Gli operatori proprio a causa della crisi del coronavirus saranno molto probabilmente tentati di rifarsi sulla clientela.

Solo il 20% andrà in vacanza

«Aumenti inevitabili», si legge su Repubblica per il presidente del Sindacato Balneari (Sib) Antonio Capacchione. «Noi calcoliamo – dice – che solo il 20 per cento degli italiani andrà in vacanza e non sappiamo ancora quanti stranieri arriveranno. E cosa succederà? Le strutture che godono di ampi spazi, come quelle venete o romagnole, pur avendo i costi di sanificazione, potranno permettersi di non ritoccare le tariffe. Mentre là dove le spiagge non sono molto profonde, in Salento, Liguria, sulla costa tirrenica, le postazioni si ridurranno del 50%. Per forza ci saranno aumenti. Ma contenuti al 10 per cento ritengo: non ci si può permettere di perdere la clientela». Non la pensa così Rosario Trefiletti, del Centro Consumatori Italia che ha infatti spiegato come moltissimi bar del Nord Italia hanno effettuato dei rincari del 10 o 15 per cento. Mentre la situazione sembra non essere cambiata nel Centro e Sud Italia.

Aumenti anche nel settore alimentare

Un’estate di aumenti che purtroppo non risparmia neanche il settore alimentare. Tra febbraio e maggio, calcola l’Unione Consumatori  ci sono stati aumenti che vanno dal 12,8% della frutta fresca fino ad arrivare 4,4% delle patate. I prodotti surgelati, con aumenti che vanno dal 5% per i vegetali fino al 3,1% per i piatti pronti. Un carrello della spesa che ha aumentato la velocità nonostante un impercettibile 0,1% di inflazione.

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