Giu 30 2020

Antonella Ambrosioni @ 16:34

Strage di Bologna: la verità su Ignota 86 costerebbe meno di 1500 euro. Eppure, c’è chi vuole risparmiarli

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Preso atto che sembra così difficile ottenere un chiarimento definitivo sui resti del volto di “Ignota 86”, c’è da chiedersi se si tratti, casomai, di una questione economica. I parenti ora chiedono il confronto genetico con le altre 7 vittime che, secondo lo “addendum” alla perizia esplosivistica depositata al processo contro Gilberto Cavallini, potrebbero essere compatibili con quel reperto umano, ma la Giustizia tarda a rispondere. Che sia un problema di soldi? Quanto costa far analizzare e confrontare tracce di “dna”?

In questo caso, nulla di meglio che chiederlo a Danilo Coppe, il perito che ottenne il permesso di analizzare lo “scalpo” nascosto nella bara di Maria Fresu e che stabilì in via definitiva che appartiene a un’altra vittima, quasi sicuramente diversa anche dalle altre 84 identificate all’epoca.

C’è chi vuole risparmiare sulla verità

Ebbene, quell’esame scientifico, il cui risultato dà certezze altrettanto scientifiche, costa ben… 200 euro! Tutta la verità su “Ignota 86”, in altre parole, costerebbe – se quei resti fossero confrontati con le altre 7 vittime indicate dai periti come “compatibili” per età e alle caratteristiche – meno di 1500 euro! Eppure, in un Paese, il nostro, dove si sono spesi e si spendono milioni a centinaia in processi inutili e in indagini sterili, qualcuno sembra intenzionato a risparmiare proprio e solo i soldi necessari a sciogliere definitivamente questo dubbio.

Dubbio di non poco momento, sotto il profilo giudiziario e investigativo. Oddio, chi si preoccupa delle finanze pubbliche, in questa faccenda, non ha tutti i torti: l’esame del “dna” con le 7 “vittime compatibili” sarebbe perfettamente inutile, se si analizzassero – gratis – le foto delle salme scattate all’obitorio in quei tragici e macabri giorni: nessuna di quelle 7 “vittime compatibili” presenta una mutilazione del viso tale da rendere possibile l’attribuzione del resto a una di loro.

Pertanto, se si fosse un po’ più intellettualmente onesti, in questa faccenda, si lascerebbe perdere l’ulteriore, inutile esame del “dna” e si passerebbe direttamente alle indagini per identificare “Ignota 86” quale vittima mai registrata nel computo e per cercare di stabilirne il ruolo nell’esplosione alla stazione di Bologna. Ma, se è proprio necessario sciogliere scientificamente ogni nodo, allora si spendano questi benedetti 1500 euro e la si smetta di coprire con scuse irricevibili questa fondamentale verità sull’attentato del 2 agosto 1980.