Silenzio su Regeni e armi vendute all’Egitto, governo nella bufera. Di Maio nega

mercoledì 10 giugno 16:45 - di Fortunata Cerri
Regeni

Il silenzio sul caso Regeni e le polemiche per la vendita di due fregate Fremm da parte dell’Italia all’Egitto tengono sotto schiaffo il governo. La Commissione d’inchiesta sulla morte di Giulio Regeni ha chiesto di sentire “urgentemente” il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Mentre Luigi Di Maio oggi ha risposto a un question time alla Camera. «Resta ferma la nostra incessante richiesta di progressi significativi nelle indagini sul caso del barbaro omicidio di Giulio Regeni. Il governo e le istituzioni italiane continuano ad esigere la verità dalle autorità egiziane attraverso una reale, fattiva ed efficace cooperazione».

Caso Regeni, Di Maio risponde al question time

Il ministro degli Esteri, durante il question time, ha risposto a un’interrogazione di Liberi e Uguali sulla maxi-commessa da 9-11 miliardi che ha ricevuto l’ok del premier Conte. «Il Cairo resta uno degli interlocutori fondamentali nel quadrante Mediterraneo, anche in Libia». E poi ha sottolineato: «Le valutazioni sulla vendita di armamenti all’Egitto sono ancora in corso».

Di Maio ha poi specificato: «Resta alta la preoccupazione rivolta al caso di Patrick Zaky, il ricercatore egiziano dell’Università di Bologna arrestato all’aeroporto del Cairo il 7 febbraio 2020». «La nostra ambasciata – ha aggiunto – continua, con costanza, a monitorare l’evolversi delle udienze. L’Italia continuerà a seguire il caso sia tramite il coordinamento con i partner internazionali che attraverso gli altri canali rilevanti».

Caso Regeni, il duro j’accuse di Pisapia

Parole che non hanno placato le feroci critiche. «Mi auguro non si tratti di affari in cambio del silenzio sul caso Regeni, ma temo di sì». Con queste parole l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia, europarlamentare eletto come indipendente nelle liste del Pd e vicepresidente della Commissione per gli Affari costituzionali del Parlamento Ue, commenta la vendita delle due fregate  all’Egitto del generale Abdel Fattah Al-Sisi. E attacca M5S: «Sono spaccati tra la realpolitik di Vito Crimi e la coraggiosa posizione del presidente della Camera, Roberto Fico». Secondo Pisapia la vendita delle due fregate «è un’operazione sbagliata e che non condivido», dice intervistato da Repubblica.

«Inopportuna la vendita delle fregate»

«Chi sia Al Sisi lo sappiamo e con l’Egitto abbiamo avuto un rapporto teso a livello diplomatico per le vicende Regeni e Zaky. La vendita di queste fregate è un’operazione inopportuna e a mio parere improvvida. Sono anche stupito, negativamente, dell’avallo alla vendita da parte de 5Stelle con le parole di Crimi. In passato si erano invece spesi per cercare la verità, mi pare che invece abbiano scelto la “realpolitik”». Quindi un augurio: «Spero che nell’ultima telefonata tra il presidente Conte e il presidente Al Sisi avvenuta pochi giorni fa il nostro capo del governo abbia ribadito con forza la pretesa di verità da parte dell’Italia sulla tragica fine di Regeni».

Le divisioni all’interno del Pd

Divisioni all’interno del Pd. Da un lato c’è Barba Pollastrini che «esprime amarezza è profonda. Considero una ferita la cessione, col consenso del governo, di due fregate militari da Fincantieri al regime egiziano. Da quattro anni Al Sisi boicotta le indagini sull’omicidio di Giulio Regeni. Promesse e impegni delle istituzioni sembrano scritte sulla sabbia. Non possiamo tacere. Un Paese è molto la sua politica estera e ripartire dai diritti umani più che dagli interessi è anche un modo per riguadagnare autorevolezza all’Italia nello scacchiere internazionale». Dall’altro ci sono i deputati del Pd Alberto Pagani e Carmelo Miceli.  In un intervento pubblicato su Formiche.net  hanno ribadito  che «la decisione del governo italiano di autorizzare (come prevede la normativa vigente) la cessione all’Egitto delle due fregate Fremm richieste, che erano destinate alla Marina Militare italiana, è ragionevole e politicamente opportuna».

 

Commenti

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  • alberto lazzari 13 giugno 2020

    Premetto il mio massimo rispetto per le vittime ma nessuno si ricorda, specialmente la classe politica che, nell’anno 1962 la nave da carico italiana Hedia con 19 uomini di equipaggio veniva sequestrata in alto mare da sedicenti agenti segreti francesi, della nave e dell’equipaggio nulla più si è saputo e per chiudere, un importante uomo politico del tempo, disse che non avrebbe fatto guerra alla Francia per 19 marinai/lavoratori del mare italiani e qui si pretende di fare guerra all’Egitto per un ricercatore italiano???? Sarebbe opportuno svegliare il Ministro Di Maio perchè da quanto si evince gli altri fanno senza di lui ma lui dov’è???? Faccio presente che sono contrario alla vendita non di armi in generale all’Egitto ma delle due Fremm già pronte per la consegna alla nostra M.M. c’erano altre soluzioni ma sguarnire le FF.AA. Italiane è diventato di moda dopo i sei fucili dell’Esercito siamo passati alle navi la prossima sarà la Cavour?

  • fabio dominicini 11 giugno 2020

    L’Egitto è oggi uno dei partners commerciali più importanti che abbia l’Italia, che in questi frangenti non possiamo perdere.
    Per quanto concerne Regeni è giusto chiedere GIUSTIZIA, cioè la condanna dei colpevoli dell’ efferato delitto.
    La VERITA’ invece la conosciamo da anni !

  • Bruno Cirio 11 giugno 2020

    Reggeni non era un turista, fu uno che andò ad indagare sul marcio in un regime totalitario. Smettetela di indagare su argomenti che già si intuiscono, quando scoprirete
    ( sempre che non lo sappiate già ) che è stato un organo del governo egiziano che fate ? Gli dichiarate guerra ? E” ora di finirla di buttare denaro e farci fare la figura da repubblica delle banane.

  • Pino 11 giugno 2020

    Che un governicchio Mattarelliano a tutti i costi come questo sia sotto schiaffo è connesso alle troppe facce da schiaffi che lo hanno consentito e creato. La più insignificante presenza di dilettanti allo sbaraglio ha significato che Mattarella anche
    questa volta ha piegato ai suoi intendimenti un governo del Paese. I risultati? Questi !
    Il micidiale cattocomunismo che condiziona il paese dalla fine della seconda g.m. e le ingerenze della criminalità nel governo del paese a tutti i livelli, di base, tecnici, gestionali, politici ed ora si osserva, alla luce del sole, quanto sottotraccia noto da soccorso rosso
    in poi, nell’organo ordinamentale dello stato che ancora ora si chiama sistema giustizia.
    Questa continua commistione di interessi incrociati ha fatto scomparire le donne e gli uomini capaci di governare uno stato, tenendolo lontano dalla chiesa cattolica che inquina abbondantemente anch’essa e perdendo le tracce costruite dai costituenti ! Lo stato E’ tutti noi, il cittadino consapevole o no, è veramente un’altra ancora oggi come ai tempi dei borboni e dei poteri temporali della chiesa. Se cittadini in armi (Marò)comandati ad attività di difesa di interessi del paese, vengono catturati dalla centrale del latte (keralat) ed abbandonati per anni a se stessi, cosa si rompono i… maroni, se uno sprovveduto ragazzetto che se ne va a studiare in quella terra di conquistatori che si chiama inghilterra e ‘su benevolenza del suo docente’ va a fare strane domande al tassista di un paese africano su argomenti da intelligence o da giornalismo d’indagine che ha già fatto vedere cosa succede (Ilaria Alpi), vuol dire che studia argomenti, di cui nulla ancora sa. Alternativa? Infinita presunzione personale ! E prevedibile brutta fine. Nel caso Marò c’erano in ballo le mega-turbine? e ‘forse’ altro.. nel caso di specie una piccola flotta di navi, così, per ridere ! Se non ci fosse da piangere in entrambi i casi, entrambi, lungi da essere conclusi. E si concludono solo prendendo atto che o si fa come russi ed americani che si vanno a difendere e riprendere i loro cittadini oppure se vai per il mondo a rompere le scatole al paese che momentaneamente ti ospita sono ‘affari tuoi’ ! Giornalai che pompano su argomenti che dovrebbero conoscere se fossero giornalisti, che i giornalisti veri tirano fuori dai cassetti quando è momento di colpi di scena’ dovrebbero evitare di fare danni al paese con i loro articoli. E’ attuale la decisione sulla carcerabilità dei giornalisti su cui concordo, ma….. sulla stampa ci rimetterei le mani. Fanno troppo o troppo poco dimostrando quanto sono inaffidabili come categoria (palleamare-travagli) !

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