Scandalo sul Vaticano di Bergoglio: nuove carte su truffe e ricatti al Pontefice

domenica 7 giugno 18:59 - di Mia Fenice
vaticano

Novità sullo scandalo nel Vaticano di Bergoglio. L’inchiesta choc che ha portato all’arresto di Gianluigi Torzi nasce da due denunce presentate dallo Ior a luglio 2019 e dall’Ufficio del Revisore Generale ad agosto del 2019. L’ultima delle quali, in particolare, rileva il mandato di cattura emesso nei confronti del broker, «ipotizzava la commissione di gravissimi reati. Quali truffa e altre frodi, appropriazioni indebite, corruzione e favoreggiamento, ricatto». Le indagini dell’Ufficio del Promotore di Giustizia Gian Piero Milano e del suo aggiunto Alessandro Diddi si sono subito concentrate sull’investimento immobiliare. Effettuato dalla Segreteria di Stato a Londra. Il noto palazzo in Sloane Avenue.  Con la sottoscrizione del fondo Athena Capital Commodities Fund. Poi ridenominato Athena Global Opportunities Capital Fund. Che faceva capo all’imprenditore Raffaele Mincione, indagato con Torzi per peculato.

Vaticano, le ricostruzioni degli inquirenti

Ecco quanto ricostruito dagli inquirenti, come apprende l’Adnkronos. La Segreteria di Stato avrebbe concluso «senza alcuna preventiva istruttoria sulla fattibilità giuridica e sulla convenienza economica dell’operazione» il framework agrement. E lo share purchase agreement con la Gutt Sa del broker Torzi e con Athena Real Estate & Special Fund 1. Che prevedeva il versamento di 40 milioni di euro ad Athena Capital Fund Sicav. In cambio dell’acquisizione della catena di società titolari della proprietà dell’immobile di Londra. I 40 milioni, ragionano gli investigatori, avrebbero determinato «un esborso complessivo (da parte della Santa Sede, ndr) di 350 milioni di euro. Per rilevare un immobile acquisito da Time and Life Sa in data 18-12-2012 ad un valore di 129 milioni di sterline».

Vaticano, verbale Intendente

L’avvocato Manuele Intendente “fu inizialmente contattato da Fabrizio Tirabassi (dell’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato vaticana, ndr) per cercare di contattare un soggetto, individuato poi nella persona di Gianluigi Torzi, capace di condurre una trattativa con Raffaele Mincione per indurlo a risolvere il rapporto con il fondo Athena”. Così, a quanto apprende l’Adnkronos, gli inquirenti dell’Ufficio del Promotore Vaticano Gian Piero Milano e del suo aggiunto Alessandro Diddi, spiegano le dichiarazioni del legale, che, secondo la ricostruzione della procura, sarebbe stato chiamato prima a intervenire per aiutare a trovare una soluzione con Mincione e in un secondo momento per risolvere il problema sorto tra Torzi e la Segreteria di Stato sulla cessione delle quote residue di Gutt Sa che il broker non avrebbe voluto restituire e che, secondo gli investigatori, avrebbe usato per mettere a segno l’estorsione da 15 milioni di euro alla Santa Sede.

La ricostruzione di Intendente

«Feci un giro di telefonate nell’ambito dei miei clienti – ricostruisce Intendente con gli inquirenti vaticani – e mi misi in contatto con uno di essi, vale a dire Gianluigi Torzi, il quale mi disse che conosceva Mincione. Mincione subito dopo il primo contatto con Torzi manifestò una inaspettata disponibilità a trovare una soluzione alle problematiche che mi aveva rappresentato Tirabassi e tramite Torzi mi fece pervenire la sua disponibilità a incontrare Tirabassi e Enrico Crasso a Londra».

«Enrico Crasso – prosegue Intendente – era il gestore delle finanze della Segreteria di Stato, come mi riferì Tirabassi. Io fino a quel momento non conoscevo Enrico Crasso. Informai Tirabassi del risultato di questo primo incontro con Mincione, e Tirabassi si mostrò subito soddisfatto perché finalmente vedeva la luce in fondo al tunnel».

Soluzione all’uscita del Vaticano  dal fondo Athena

Nel raccontare agli inquirenti come si fosse trovata la soluzione all’uscita del Vaticano dal fondo Athena di Raffaele Mincione – uscita voluta dalla Santa Sede viste le perdite dell’investimento stimate in almeno 18 milioni di euro – Intendente, che, secondo le indagini, avrebbe introdotto il broker Gianluigi Torzi a Fabrizio Tirabassi, dell’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato, riferisce di un primo incontro con il broker molisano ed Enrico Crasso, gestore delle finanze della Sds.

L’aperitivo al bar di via del Babbuino

«Fu organizzato un aperitivo in un bar di via del Babbuino – avrebbe detto agli investigatori Intendente a quanto apprende l’Adnkronos – Nella circostanza Torzi ribadì di conoscere Mincione e riferì che quest’ultimo era consapevole dell’opportunità di far uscire la Santa Sede dal fondo. Torzi disse di aver detto a Mincione che il modo migliore di far uscire la Santa Sede dal fondo era quello di far prendere alla Segreteria di Stato l’immobile (il palazzo di Sloane Avenue a Londra, ndr) e di lasciare la parte mobiliare. Tirabassi e Crasso subito manifestarono condivisione a questa linea».

L’accordo con Mincione «fu trovato senza alcun intoppo in poche ore nel corso di una riunione a Londra – riferiscono gli inquirenti – anche in considerazione della immediata disponibilità di Fabrizio Tirabassi a riconoscere a Raffaele Mincione una somma di 40 milioni di euro a titolo di conguaglio». «Durante l’incontro – racconta Intendente agli investigatori – si trova subito un’intesa, perché Mincione, riferendosi a quanto gli era stato anticipato da Torzi, disse subito che era disponibile a cedere l’immobile ma che per fare questo occorreva un conguaglio in denaro».

L’attenzione degli inquirenti

Questa fase della vicenda «è oggetto di un’attenzione particolare».  Sottolineano gli inquirenti. «Perché fa rilevare l’enorme sproporzione tra il valore dell’immobile. (Peraltro gravato da un onerosissimo mutuo). E il prezzo corrisposto». Senza considerare “un’altra anomalia”. Il fatto che per rilevare l’immobile la Segreteria di Stato, «rappresentata di fatto durante le trattative da Fabrizio Tirabassi ed Enrico Crasso», avesse deciso «per ragioni che risultano ancora tutte da chiarire» di triangolare l’acquisto. Attraverso la Gutt Sa di Gianluigi Torzi. Soggetto che «risulta aver avuto rapporti con Athena Global Opportunities Capital Fund».

Con la conseguenza che «la Segreteria di Stato rilevava la società che deteneva l’immobile di Londra. E lo intestava alla Gutt Sa. Le cui quote erano detenute a titolo fiduciario da Gianluigi Torzi. Contestualmente versando una somma di 40 milioni di euro a Raffaele Mincione. A titolo di conguaglio del prezzo».

 

 

 

Commenti

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  • Vincenzo Marotta 8 giugno 2020

    Azzz…
    Avete visto pure la notizia che il CSM, in tutto questo che sta succedendo, ha deciso come prioritaria l’accelkerazione massima delle procedure esecutive pendenti e specialmente quelle sulle prime case? Azzzz
    Ma chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?
    Per andare dove devo andare, per dove devo andare?

  • Giuseppe Forconi 8 giugno 2020

    Diceva sempre mia nonna, ” Fai quel che prete dice ma non quel che prete fa, perche’ andrai all’inferno “. Se questo dell’inferno fosse vero……. sarebbe pieno di prelati e papi. Povero Gesu’, cosi’ preso in giro.

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