M5S, il “vaffa” di Di Battista a Grillo: «Mi hai mandato a quel paese? Amen…»

lunedì 15 giugno 15:14 - di Lando Chiarini
Di Battista

«Ieri ho parlato di congresso e delle mie idee e Beppe mi ha mandato a quel paese. Io ho delle idee e, se non siamo d’accordo, francamente, amen…». Il dato è tratto, Alessandro Di Battista varca l’immaginario Rubicone della fedeltà assoluta all‘Elevato e muove guerra al M5S ridotto a Casta brandendone la purezza originaria. Complice l’intervista rilasciata a Quarta Repubblica, su Retequattro, il più movimentista del MoVimento svela al mondo quel che molti pensavano o temevano: Grillo non è più l‘Ayatollah dei Cinquestelle. A lui guarda la stragrande maggioranza dei parlamentari, semplicemente terrorizzati all’idea della caduta del governo, ma non più la base. Almeno non tutta.

Così Di Battista a Quarta Repubblica

Era fatale alla luce delle promesse disattese, degli impegni mancati, dei compromessi stipulati sempre e solo in nome della poltrona. Era fatale che prima o poi un Di Battista, del quale ora si capisce meglio la scelta di non ricandidarsi, presentasse il conto a tutti,  Grillo compreso. E il comico non può far finta di niente. Né replicare per metafore, citando film, attori e melodie. Gli sfascisti al governo sono opera sua. I Bonafede, i Toninelli, i Di Maio sono i frutti del suo Vaffa. Che ora si becca lui: irriverente, sonoro e rotondo come nessuno avrebbe mai immaginato solo qualche tempo fa. Evidentemente è ancora vero che chi semina vento raccoglie tempesta.

La fronda interna preoccupa più il comico che Conte

Anzi, a ben guardare, Grillo rischia più di Conte, perché la fronda di Di Battista è rivolta più all’esterno che all’interno. I parlamentari sono solo bocche da sfamare e terga da tutelare. Al contrario, agitare il sogno delle origini, restare fermi a presidio del vincolo del doppio mandato, sventolare l’irriducibilità a qualsiasi alleanza, sono concetti capaci di sfondare in un elettorato in parte perduto e in parte spaesato dall’inconsistenza dei loro rappresentanti. Di Battista è fuori e vuole restarci. Grillo, al contrario, si è arreso alla logica del potere, ma non vuole che si sappia in giro. Il guaio, per lui, è che se ne sono accorti tutti, mica solo Di Battista.

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