Il “caso Palamara” nelle mani di Cantone: è lui il nuovo procuratore di Perugia. E il Csm si spacca

mercoledì 17 giugno 16:32 - di Francesca De Ambra
Cantone

Raffaele Cantone è il nuovo procuratore di Perugia, dove prende il posto lasciato da Luigi De Ficchy, in pensione da giugno dello scorso anno. Lo ha nominato il plenum del Csm, però dividendosi. L’ex-presidente dell’Autorità anticorruzione (Anac) ha ottenuto 12 voti. Quattro in più di Luca Masini, procuratore aggiunto di Salerno. A suo favore hanno votato tutti i consiglieri laici e i togati di Area, mentre per Masini i gruppi di Magistratura indipendente e di Autonomia&Indipendenza. Astenuti il primo presidente della Cassazione, Giovanni Mammone e i tre togati di Unicost, la corrente guidata sino allo scorso anno da Luca Palamara, il pm indagato proprio a Perugia per corruzione.

Cantone ha avuto 12 voti. Il suo rivale 8

Una vicenda che ha finito per far da sfondo alla nomina odierna. Perugia ha infatti giurisdizione sui magistrati romani. Significa che da domani sarà Cantone a doversi occupare del più grave scandalo che abbia mai colpito le toghe fino a coinvolgere lo stesso Csm. Una vera emergenza dopo la pubblicazione delle chat e delle conversazioni intercettate dal trojan sul cellulare di Palamara. Quel telefonino potrebbe ancora far paura. La spaccatura registrata oggi ne è indizio. Contro Cantone, pur tributandogli stima, si è espresso Nino Di Matteo. L’ex-pm della “trattativa” ha detto che la nomina governativa all’Anac e l’essere stato più volte «indicato come premier» abbiano compromesso la percezione dell’imparzialità del nuovo procuratore.

Di Matteo ha votato contro

In magistratura dal 1991, Cantone è stato sostituto alla Procura presso la pretura di Napoli dove si occupava di criminalità comune. Dal 1996 sostituto, sempre nel capoluogo campano, è impegnato nella repressione di reati economico-finanziari e successivamente di quelli tributari, societari, bancari e fallimentari. La svolta arriva nel 1999 con l’assegnazione alla Dda partenopea, In quella veste ha avviato i principali filoni di indagine relativi all’infiltrazione dei Casalesi nel settore dell’emergenza rifiuti in provincia di Caserta. Dal 2007 al 2011 ha prestato servizio al Massimario della Cassazione, prima civile e poi penale. Vi è ritornato nell’ottobre scorso dopo i cinque anni alla guida dell’Anac.  

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