E’ partita la macchina del fango contro la sanità lombarda, con la regia del Pd e dei centri sociali

domenica 21 giugno 10:22 - di Barbara Mazzali

Riceviamo da Barbara Mazzali, Consigliere Regionale della Lombardia, e volentieri pubblichiamo.

E’ partita la macchina del fango! E’ partita la macchina del fango ed è ben oliata ed ormai collaudata. Obbiettivo dichiarato Regione Lombardia da colpire in ogni modo ed ovviamente sull’argomento più sensibile che ci sia: sanità e stato sociale.
Sabato mattina in piazza a Milano si sono radunate alcune sigle delle associazioni del terzo settore, oltre che dei centri sociali e degli anarchici, scatenati contro la Regione, su cui graverebbero tutte le colpe causate della privatizzazione della sanità e dei servizi sociali, in grave difficoltà alla ripresa delle attività dopo il forzato stop dovuto all’emergenza sanitaria.
Peccato che il segretario regionale ARCI, intervistato dalle tv,  inveendo contro la giunta lombarda, non abbia ricordato chi,  nel nostro paese,  ha permesso  ci fossero tanti sistemi sanitari diversi quante sono le regioni ed abbia aperto la strada al principio della sussidiarietà che permette ai privati di svolgere competenze pubbliche.Fu l’allora governo Amato composto dai partiti adesso riuniti sotto la sigla del PD, a modificare la Costituzione, in particolare l’articolo V,  dando il via ad un sistema che, introdotto dalla Lombardia, è stato copiato alla velocità della luce da Emilia, Toscana, Umbria e poi Lazio.
Chissà perché queste autentiche cinghie di trasmissioni del PD – pensiero,  quando parlano di privatizzazioni, si dimenticano sempre di ricordare questo fondamentale dettaglio.
Se Regione,  in virtù del principio summenzionato, ha accreditato molte strutture sanitarie private che, in quanto tali, va ricordato, nel corso dell’emergenza hanno fatto la loro parte così come quelle pubbliche, è altrettanto vero che per il settore sociale, ha accreditato e finanziato  strutture private facenti parte di quel terzo settore che, in luogo della Regione e sotto il suo monitoraggio, prestano servizi sociali ed assistenziali, per non dimenticarsi di quelli educativi e formativi.
Si tratta di servizi e strutture erogati da coop, consorzi, associazioni, alcune delle quali presenti oggi in piazza a Milano per protestare: seguendo la logica da loro esposta, anche tali funzioni dovrebbero essere revocate e tornare nella completa disponibilità enti pubblici e proprio a partire da quello regionale poiché non risulta abbiano reagito al meglio all’emergenza (tranne quando si debbono fare le comparsate televisive coi gli “artisti” beniamini!). Due pesi e due misure, dunque e sempre.

Nonostante il rigore logico,  tuttavia, nutro i miei dubbi che il referente ARCI e gli altri manifestanti, concordino con tale posizione, in quanto portarla a compimento significherebbe, esautorarli delle loro posizioni e perdere i finanziamenti che Regione assicura con accreditamenti e convenzioni.
Del resto la tanto criticata sanità privata lombarda non è composta da un monolite che le gestisce in toto:  non sono pochi i presidi ospedalieri ex pubblici acquisiti da coop e consorzi direttamente collegati al PD: l’esempio n.1,  lo troviamo a Suzzara in provincia di Mantova, dove la CIR di Di Benedetti ha tagliato il nastro per prima, tant’è che il contratto di lavoro dei dipendenti di quella struttura, rientra nel comparto privato
Quell’ospedale, oggi privato, che durante l’emergenza, ha svolto correttamente i propri compiti, seguendo la linea di pensiero della sinistra, dovrebbe tornare immediatamente in mano pubblica!
Questo per ribadire, se ce ne fosse ancora bisogno, come PD e sinistra col loro sbraitare, non siano credibili e come sia vergognoso l’atteggiamento polemico e pretestuoso tenuto in questi tempi di difficoltà.
Pura demagogia, facilmente smontabile se si presta attenzione a come si comportano e a quale politica portano avanti.
Traspare evidente come interessi loro colpire l’avversario politico, e dunque Regione Lombardia che lo rappresenta, che non interessarsi davvero alla salute, alle condizioni di vita ed al futuro di anziani, disabili, giovani, lavoratori e delle fragilità colpite più duramente dal virus
Usare insomma la crisi che il virus ha portato per scatenare una macchina del fango che non ammette l’onere della prova e nemmeno la controprova  e non è mai supportata da motivazioni comprovabili, anzi molto spesso dolosamente menzognera, che si vuole essere creduta come vera, poiché fatta rimbalzare in modo organizzato e  maniacale su stampa e social.
Visto che stanno governando con l’esecutivo più a “sinistra della storia”, come si autodefiniscono dalle parti di Conte & Bellanova, si affrettino a riconsegnare a Stato e   Regioni tutte le competenze trasferite dalle leggi emanate a raffica dalla revisione costituzionale di cui si diceva, a partire dai decreti che portano il nome di un altro illustre rappresentante piddino: l’ex ministro della PA, il lombardo Bassanini.
Non credo che i potentati a cui fanno riferimento e da cui dipendano tali soggetti, ne sarebbero felici!

Commenti

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  • mariella albertoni 22 giugno 2020

    La Lombardia è l’ultimo scoglio per questo governo che vuole e dico e ripeto vuole che l’Italia scompaia da qualsiasi carta geografica, la cancellazione degli italiani e di tutta la cultura italiana affinchè questa terra venga. come accaduto in passato, invasa dai vandali e spezzettata in mille territori.

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