Berlusconi, l’avvocato Coppi: «Fui sorpreso da quella condanna. Mai visto nulla di simile»

martedì 30 giugno 17:42 - di Francesca De Ambra
Coppi

«Sono sempre stato sorpreso da quella sentenza. Una decisione che andava contro la giurisprudenza». Parola di Franco Coppi, tra i più famosi e affermati penalisti italiani. Le sue affermazioni rappresentano il suggello della competenza giuridica alle proteste politiche seguite allo scoop del Riformista diretto da Piero Sansonetti. Sulla sentenza che nel 2013 condannò definitivamente Silvio Berlusconi a quattro anni di carcere per frode fiscale Forza Italia ha già chiesto l’istituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare.

Decisione contraria alla giurisprudenza

Sul punto il Cavaliere ha il convinto sostegno dei suoi alleati Salvini e Meloni. Entrambi si sono detti disgustati dall’audio contenente le dichiarazioni del giudice Amedeo Franco. Questi, infatti, relatore della sentenza, nel corso di un colloquio con Berlusconi, presenti i suoi legali, aveva definito «ingiusta» la condanna. Una sorta di “revoca” della sentenza che avvalora lo sconcerto di Coppi e ne spiegano le parole, demolendo in radice qualsiasi tentavo di darne una lettura di parte. Mai, del resto, un avvocato di quel calibro si presterebbe ad operazioni politiche di bassa lega. Anzi, il fatto che si sta detto «sorpreso» da quella sentenza di condanna avvalora la tesi di un ordito ai danni di Berlusconi.

Coppi: «Franco era un giudice preparato»

La stessa, del resto, che chiunque può ricavare ascoltando Franco, soprattutto quando questi, nell’audio registrato, definisce il processo un «plotone d’esecuzione». «Franco – dice ancora Coppi – è sempre stato considerato come un giudice preparato e un galantuomo. È evidente che si sia trovato in minoranza in camera di consiglio. Una camera di consiglio dove, a sentire lo stesso relatore, non ci fu neanche discussione. Non bisogna sottovalutare che in calce a quella decisione c’era la firma di tutti i giudici». Il penalista dice di ignorare i motivi che abbiano indotto il giudice a raccontare tutto a Berlusconi. «Un dato è certo – conclude -: una cosa del genere nella mia carriera non mi era mai capitata».

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