Arcuri fa “mea culpa”: «Dovevo decidere a chi regalare la vita…». E difende la App immuni

domenica 7 giugno 19:26 - di Renato Fratello
Arcuri

Domenico Arcuri a Mezz’ora in più si giustifica. «Io credo che noi dobbiamo rispettare la nostra memoria. Quello che ho ascoltato non va dimenticato e neanche relegato in una conversazione privata. Io ricordo le prime notti. Eravamo completamente disarmati, i pochi ventilatori dovevo decidere dove mandarli e dove regalare la vita». Il commissario straordinario all’emergenza coronavirus dopo aver ascoltato alcune testimonianze di parenti vittime del Covid dice: «Credo che questa esperienza ci debba insegnare che non si debba più ripetere. Abbiamo costruito oltre 6mila posti letto in terapia intensiva. Non dobbiamo dimenticare quanto è successo».

Arcuri: «L’emergenza non è finita»

«Non dobbiamo credere che questa emergenza sia finita. L’emergenza finirà solo quando verrà scoperto il vaccino. E quando sarà prodotto in maniera sufficiente per rendere immuni tutti i cittadini che devono esserlo». Il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri risponde così a Mezz’ora in più su Rai3 a chi gli chiedeva se fossimo fuori dall’emergenza. In questi mesi, ha aggiunto, «gli italiani sono stati straordinari e con i loro comportamenti hanno permesso di uscire dal lockdown e di iniziare una nuova fase. Ora dobbiamo continuare ad essere responsabili capendo che ci è richiesta la stessa responsabilità che avevamo nel passato». Ma ci sarà un ritorno del virus? «Ci sarà una recrudescenza – ha risposto Arcuri – se non ci comportiamo responsabilmente. Se invece lo saremo potrà esserci una qualche ulteriore recrudescenza, ma sarà contenuta».

Arcuri, app scaricata da 2 milioni italiani

La app Immuni per il contact tracing, che domani inizierà a funzionare in via sperimentale in 4 regioni, «è stata scaricata da 2 milioni di italiani», ha detto Arcuri. «È una app molto utile e il tracciamento è una componente essenziale per questa fase» ha aggiunto il commissario dicendosi non preoccupato del fatto che ogni regione sta realizzando una propria App. «Quando studiavo mi dicevano che la moneta buona scaccia quella cattiva – ha detto – e sono sicuro che Immuni sarà la più utile per le esigenze».

“Caccia” agli asintomatici

«Bisognerebbe cominciare a dare la caccia agli asintomatici con una strategia nazionale, che in una fase come questa sono più importanti di chi il virus ce l’ha». Arcuri ha ribadito che ad oggi l’Italia è in grado di effettuare 92mila tamponi al giorno a fronte di una capacità, nell’ultimo mese, di 62mila al giorno. «I test molecolari sono l’unica vera componente per dire se c’è contagio o pure no e su questo bisognerebbe fare la caccia agli asintomatici – ha detto – Oggi su questo siamo meno impreparati di come eravamo a marzo, dunque dobbiamo preparaci e in questa fase accelerare». Arcuri ha poi sottolineato che è necessario «far pagare i test sierologici un prezzo accettabile».

«No a gossip»

«No, è gossip». Ha detto Arcuri rispondendo a una domanda su una presunta mancata collaborazione con la task force guidata da Vittorio Colao. «Colao è una persona rispettabile e straordinaria», ha detto Arcuri affermando di averlo “incontrato” e con il quale ha «cercato di collaborare».

 

 

Commenti

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  • Attilio Ortolani 8 giugno 2020

    Arcuri ha studiato poco: Infatti tutti quelli che hanno studiato economia sanno che la moneta cattiva scaccia quella buona e non viceversa…. Comunque è veramente terribile che chi ha responsabilità di questo livello continui a blaterare che l’emergenza sarà finita solo quando avremo un vaccino. Sia perché contro i coronavirus può essere impossibile realizzarlo (vedi AIDS) ed anche perché, essendo virus a RNA, la loro mutabilità rende inutile il vaccino anche quando c’è (vedi influenza).
    NO! La priorità assoluta è imparare a curare l’infezione evitando i morti (oggi è più facile, ma non si avrà un successo totale, proprio come per l’influenza), e sperare nella selezione naturale che ci dice che il virus che resterà endemico sarà molto meno letale.

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