Zaia accusa: «Basta ipocrisie, il virus ce lo siamo andati a cercare. Il tampone a tutti? L’ho deciso io»

sabato 16 maggio 10:51 - di Gabriele Alberti
Zaia

”Non sono minimamente interessato a un progetto nazionale”. Risponde così Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, a Repubblica e al Financial Times che parla di Zaia come l’astro nascente della Lega. E sui sondaggi che lo vedono in salita chiarisce: ”I sondaggi vanno visti in tempi di pace, mentre questi sono tempi di guerra. Gli amministratori alle prese col Covid sono cresciuti tutti nel gradimento. Anche Conte”. Mentre sul leader del suo partito Salvini esprime elogi: ”Salvini ha un talento per la politica nazionale che io non ho. È bravissimo con la gente nelle piazze”. “Io – ricorda – vengo dalla campagna”.

Zaia: “Il mio giorno più brutto”

Ma ciò che sta più a cuore a Zaia è raccontare la “sua” guerra contro il virus – ora che da lunedì prenderà avvio la Fase2 – e com’è cambiata la sua vita. ”Negli ultimi mesi – afferma – ho dormito spesso due ore a notte. Non sono mai stanco. Alle 4,30 mi alzo e vado a camminare nei campi del mio paese, Bibano di Godega di Sant’Urbano (Treviso). Fino a novembre ci andavo a cavallo, in sella a Royal, che purtroppo è morto mentre ero alla Fieracavalli. Le migliori idee mi vengono passeggiando”. Il presidente della Regione Veneto parla poi del giorno più brutto che ha passato in piena emergenza coronavirus:

”Il 27 marzo – ricorda Zaia – il giorno del mio compleanno. Avevamo centinaia di persone in terapia intensiva. Avevo mandato un camion in Svizzera per comprare cinquanta ventilatori, e non arrivava ci ha messo dieci giorni per tornare”.  Sul Veneto e sul ruolo avuto dal professor Crisanti nella strategia dei tamponi precisa: ”È della mia squadra. Crisanti è arrivato dopo. Noi eravamo pronti da un mese, grazie alla dottoressa Russo, una catanese che dirige il Dipartimento di prevenzione. Quando c’è stato il primo caso a Vo’, io un’ora dopo a Padova avevo davanti a me la task force”.

“Quella sera, contro la volontà del tavolo, ho deciso tre cose. Tamponare tutti. E così abbiamo scoperto in paese 66 asintomatici. Ho chiuso l’ospedale di Schiavonia, dov’è morto il primo malato in Italia, Adriano Trevisan. E poi ho disposto le tende riscaldate fuori degli ospedali per il triage. Noi il virus siamo andati a cercarlo”. Tornando il professor Crisanti, Zaia spiega: ”Non lo conoscevo – dice – Mi ha chiamato lui. È un grande scienziato. Gli dobbiamo lo studio su Vo’ e l’acquisto della macchina  che consente 9000 tamponi”.

Ora però non dobbiamo abbassare la guardia, dice Zaia a proposito della Fase 2 e delle riaperture del 18 maggio. Incassate con soddisfazione le richieste presentate durante l’incontro Regioni-Governo, precisa:  ”Il lockdown è finito con il Dpcm del 10 aprile. Da allora abbiamo tutti i dati in calo. Siamo scesi a 50 malati in terapia intensiva. Il virus ci sarà anche giugno, ma noi non possiamo aspettare”.  ”Non possiamo abbassare la guardia ma nemmeno stare fermi. È come una battaglia nella foresta, il nemico non ha una mitragliatrice, ma un proiettile. E se ha buona mira ci prende”.

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