Zaia a De Luca: “Non ci tratti da untori. La Campania ha fatto un quinto dei nostri tamponi”

20 Apr 2020 16:36 - di Adriana De Conto
Zaia

Il governatore del Veneto, Luca Zaia non ci sta. Nella “guerra” tra governatori proprio non ci sta ad essere soggetto al tiro al piccione. Soprattutto  dopo tutti gli elogi da destra a sinistra sul modello Veneto in tempi di coronavirus. Ha risposto in modo netto e tagliente  al suo omologo campano, Vincenzo De Luca, che si è detto pronto a chiudere i confini della sua regione in caso di riapertura anticipata da parte del Nord. La diatriba Nord-Sud non conosce tregua.

Zaia è chiaro come sempre: “Le riaperture dobbiamo farle in maniera responsabile perché la morte, purtroppo, è sempre dietro l’angolo e la fase di convivenza è quella più delicata”. Lo  dichiara  in collegamento a “Mattino Cinque”. Replica a De Luca seccamente: “Questa minaccia di chiusura di certo non farà bene a tutti coloro che vanno in vacanza o per lavoro in Campania”. Paradossalmente “Si dice sempre Nord contro Sud. In questo caso invece mi pare che sia il Sud contro il Nord. Basta con il dire che gli untori vengono dal Nord“.

“Noi, a parità di abitanti, abbiamo fatto più campioni”

Le cose stanno diversamente e i numeri non mentono: “In Veneto sono stati realizzati 260.810 tamponi. E a questi si aggiungono i test rapidi. I casi positivi oggi sono 16.192, e sono 192 più di ieri. Su questo tema dei positivi si è innescato un dibattito. In cui sembra quasi che il Veneto, piuttosto che la Lombardia o l’Emilia Romagna siano gli untori: e bisogna quindi ‘chiudere le frontiere’. Io  dico che bisogna vedere il dato ufficiale”, taglia netto Zaia. E i dati ci dicono che “la Campania, che ha lo stesso numero di abitanti del Veneto, ha effettuato un quinto dei tamponi del Veneto. Ma ha più di un quinto di positivi, rispetto al Veneto”.

Così il governatore del Veneto, Luca Zaia replica al collega De Luca. “Ciò dimostra che è difficile paragonare realtà tra di loro se non hanno fatto con lo stesso numero di abitanti lo stesso numero di tamponi: perché il contagiato lo trovi se lo vai a cercare. “Io dico semplicemente che una realtà come il Veneto che ha fatto 260 mila tamponi non la puoi paragone con una realtà come la Campania che ne ha fatti 48 mila come compare dai dati ufficiali della tabella pubblicata dalla protezione Civile”. Zaia insiste. E fa bene.

Passando alla riapertura, il presidente del Veneto afferma: “Non siamo degli irresponsabili; ma diciamo che l’apertura più che una ‘fase 2’ è la fase di convivenza con il virus. Che è esattamente quello che hanno fatto tutte le comunità che ci sono passate prima di noi”.
“Qualcuno dice che si potrebbe attendere ancora un po’ per la riapertura – ha tenuto a sottolineare”. M non è che se attendiamo una settimana, due o tre, o più il virus se ne va. Questa è la fase di convivenza con tutti i rischi che ha una fase di convivenza. In sintesi si potrebbe dire: continuiamo a tenere la guardia alta, e lo slogan potrebbe essere ‘attenti che la morte è dietro l’angolo’. Per questo bisognerà continuare a rispettare le regole, e prima di tutto l’uso della mascherina”.

Zaia: “Che non si dica che penso al dio denaro”

Altro aspetto che fa innervosire Zaia è l’accusa di voler ragionare solo tenendo a bada il versante economico. Si arrabbia: “Che non passi l’idea che mettiamo a rischio la salute per il ‘dio denaro’. Se la comunità scientifica dice che non si può aprire non si apre. Poi ognuno si prenderà le proprie responsabilità. Una forma di equilibrio però dobbiamo trovarla. Ma dico anche- è il suo ragionamento-  se è vero che la deadline è il 21 maggio secondo l’Oms allora perché qui in Veneto almeno il 40% delle aziende sono state aperte? Se è lockdown allora non si capisce perché è stata autorizzata l’apertura”.

Se non c’è la collaborazione di tutti – spiega quindi il governatore – è inevitabile che ci saranno nuovi contagi, non perché è da irresponsabili aprire, ma perché non rispettiamo le regole. L’alternativa a questa, parliamoci chiaro, è restare chiusi fino all’infinito, ovvero fino a quando il virus non sarà scomparso, il che significa mesi se non anni”.

Quanto alla messa in sicurezza di questa seconda fase Zaia illustra il programma: “Abbiamo messo le basi per farci in casa una App per rintracciare i movimenti. Ma se ce ne è una  ben strutturata a livello nazionale, che sia semplice ed eventualmente ricalibrabile a livello regionale, va bene, anche per motivi di privacy. Secondo me – affermqa- per chi ha un telefonino dovrebbe essere obbligatoria e non su base volontaria. Perché per funzionare ci deve essere almeno il 60% della popolazione che la utilizza”.

Il governatore del Veneto è poi passato ai dati sulle Rsa presenti nella regione: “Su 330 case di riposo in Veneto in cui abbiamo fatto il test in 244, più del 70%, non c’è stato neanche un contagio“.

 

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

  • sergio 21 Aprile 2020

    governatore ZAIA non perda il suo tempo prezioso con un comunista che non è mai riuscito a far migliorare la sua regione, sinceramente io da lombardo sono stanco di pagare tasse per mantenere tutto il sud.approffitiamo di questo momento per formare
    la nostra regione NORD ITALIA:

  • tito 21 Aprile 2020

    Forza Presidente

  • federico 21 Aprile 2020

    Invece di polemizzare poteva fare le congratulazioni all’Ospedale Cotugno ed alla sua gestione, e al prof. Tarro

  • SUGERITI DA TABOOLA