Strangolato dalla banca via pec: ci devi 110.000 € in 10 giorni. La denuncia di un imprenditore come tanti

martedì 12 maggio 14:00 - di Redazione
banca foto Ansa

Il Giornale diretto da Alessandro Sallusti rilancia notizia in bella evidenza sul suo sito. E in effetti, il caso di un banca che vessa un suo debitore, merita tutta la visibilità che può ricevere. Stiamo parlando della denuncia dell’imprenditore palermitano Francesco Massaro, messo all’angolo da avvisi di riscossione vari e, soprattutto, da una pec ricevuta dalla Creval con cui l’istituto di credito gli intimava di rientrare da un debito di 110 mila euro. In piena pandemia. Con i blocchi da lockdown. E in crisi economica nazionale e finanziaria di liberi professionisti conclamata…

Imprenditore di Palermo strangolato dalla banca

L’avvertimento della banca parla chiaro. Il resto del monito è affidato dai riscossori a toni e veemenza della segnalazione arrivata via pec. Che, dunque,k come registra Il Giornale, intima all’imprenditore siciliano: «O saldi il debito di 110.000 euro. Oppure la segnalazione alla centrale rischi della Banca d’Italia, la cosiddetta “black list”. Francesco Massaro è un giornalista che ormai gestisce da anni l’attività di famiglia, un bar pasticceria aperto dal padre sessant’anni fa»… Insomma, la pec non lascia adito a dubbi o a interpretazioni benevole. La lettera spedita dalla Creval, il credito valtellinese, ex banca di riferimento dell’imprenditore di Palermo, gli intima di rientrare. E subito pure! Il debitore deve restituire alla banca in dieci giorni la considerevole cifra di 110.000 euro. Una richiesta, che lo stesso Massaro bolla come «inaudita e inammissibile». E dalle colonne del Giornale spiega anche perché (se mai ce ne fosse bisogno)…

In una pec l’istituto intima di restituire 110.000 € in 10 giorni

«Visto che con la banca c’è una causa per anatocismo in corso – riferisce il quotidiano milanese –. E  vista la situazione in cui ci troviamo: chiusi senza guadagnare, se non pochi spiccioli, per l’emergenza sanitaria da coronavirus», l’imprenditore palermitano si dice certo di non dover essere pressato. Di più: spiega proprio che, in veste di correntista di lungo corso, che ha stretto rapporti di fiducia con l’istituto di credito ormai 25 anni fa, quando l’attuale Creval-Credito valtellinese, era ancora la Banca di credito siciliano, proprio non si aspettava l’aut aut con cui si è ritrovato a fare i conti. Anzi, spiega anche che, come tanti altri correntisti, anche lui lavora «utilizzando spesso il fido e la scopertura. Niente di strano – dice Massaro e riporta –. Lo fanno molti imprenditori. Loro mi avevano fatto questa proposta e io avevo accettato». Ma la crisi è crisi. E così, la banca, un giorno gli chiede di rientrare da questo debito. All’inizio, poco più di 80.000 euro, presentando un conto di oltre 110 mila euro».

Banca e imprenditore finiscono ai ferri corti e in causa

Naturalmente banca e imprenditore finiscono ai ferri corti e in causa. Massaro apre una vertenza per «anatocismo, l’usura bancaria contro il Creval». Si apre tutto un altro capitolo della storia. fatto di consulenze, ricerche documentali, deposizioni e tre anni di attesa per la sentenza. Che, guarda caso, era attesa proprio in questi giorni di lockdown. Giorni in cui Massaro riceve a lettera della banca che gli intima di coprire il debito in 10 giorni. Con una tempistica assurda che, in controtendenza con lo stato di crisi del Paese, richiede a un imprenditore – categoria tra le più vessate dal virus e dai dpcm – tanti soldi prestati e da restituire proprio quando davvero non si è in grado di farlo. Tanto più che, stando a quanto detto da Massaro al Giornale, «qui è tutto fermo. I miei dipendenti sono in cassa integrazione, io non riesco a pagare gli affitti e la banca vuole tutti questi soldi». E che: «La consulenza d’ufficio disposta dal giudice avrebbe stabilito un tasso di interessi inappropriato». Tanto che, aggiunge l’imprenditore, «nella peggiore delle opzioni accertate dal Ctu la mia azienda resterebbe debitrice nei confronti della Crevel di 21 mila euro, molto ma molto meno dei 109 mila euro richiesti». E che l’uomo sta valutando di «denunciare la banca per tentata estorsione».

La replica “accusatoria” della banca: una strumentalizzazione…

La Creval, di contro, che come scrive il quotidiano diretto da Sallusti è stata interpellata dall’Agi, sostiene che, nella sua ricostruzione dei fatti, l’imprenditore avrebbe «omesso alcune importanti informazioni che hanno indotto la banca, ben prima dell’emergenza Coronavirus e con precisione nel febbraio 2017, alla messa in scadenza dell’affidamento. un’insinuazione pesante, a cui Massaro replica con tre domande. 1) «La banca può chiedere il rientro immediato della scopertura durante una causa in corso? 2) Può minacciare l’iscrizione alla centrale rischi della Banca d’Italia durante una causa in corso? 3) È moralmente accettabile che questo tipo di intimazione venga fatta mentre aziende come la mia si trovano a fronteggiare una crisi senza precedenti e che lottano per la sopravvivenza?». Intterogativi che provano a rispedire al mittente l’accusa di “strumentalizzazione” mossa dalla banca all’imprenditore. Interrogativi ancora in attesa di risposta…

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