Strage di Bologna, i mandanti si cerchino seriamente: Bellini coi fascisti non c’entra niente

mercoledì 20 maggio 13:29 - di Gabriele Adinolfi
strage di bologna

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una riflessione di Gabriele Adinolfi sugli ultimi risvolti giudiziari sulla strage di Bologna

Qualche riflessione è d’obbligo sul rinvio a giudizio dei presunti mandanti della strage di Bologna, tutti morti (Gelli, Ortolani, Tedeschi, D’Amato) e, insieme a loro, del presunto terrorista nero Paolo Bellini; del generale Spella (Sisde) e del carabiniere Segatel (entrambi per depistaggio); e, per false informazioni, di quel Catracchia che amministrava via Gradoli, covo Sisde del sequestro Moro che attraverserà gli anni dei misteri fino all’incidente di Marrazzo. Il primo dato che salta agli occhi è che si è fatto un minestrone. Perché, quand’anche ci possa essere stata una regia unica, gli apparati che rispondevano all’Interno (Sisde, Polizia) e quelli che rispondevano alla Difesa (Sismi, Carabinieri) non hanno mai collaborato tra loro in modo organico. E ancor meno nel logistico.

Strage di Bologna, sui mandanti serve un’inchiesta seria

Tra i deceduti indicati come mandanti ne manca poi, palesemente, qualcuno che a maggior titolo ci poteva rientrare e forse qualche grande vecchio ancora vivo. Chi scrive non intende assolutamente prendere le difese di quel verminaio che – per inciso – organizzò ben tre tentativi d’incriminazione, con tanto di elementi falsi, a suo danno. Ed è anche convinto che quel gotha di “servizi deviati” abbia delle responsabilità che vanno oltre i depistaggi sulla strage, visto che si attivarono, anche a suo danno, già tre settimane prima che questa venisse  consumata. Segno, questo, che sapevano qualcosa di troppo. Chi scrive sarebbe quindi felice che un’inchiesta sui mandanti – o quantomeno sui complici illustri – della strage venisse realmente svolta.

Quelle scoperte che non si possono ignorare

Il problema è che l’inchiesta così come si presenta sembra tesa a soffocare tutte le scoperte intercorse nel frattempo, quali le presenze documentate di terroristi rossi, le rivelazioni emerse dalle perizie sull’esplosivo e sul cadavere spacciato per quello della scomparsa Fresu. Potrebbe servire da parafulmine per i colpevoli, perché chi dice P2 e Supersismi per riflessi condizionati intende fascisti o terroristi neri ed esclude gli altri. Peccato che tutti i depistaggi operati da quella gente sono stati contro i fascisti e a copertura delle presenze di tutt’altra gente.

I depistaggi intorno alla strage di Bologna

Il primo fu confezionato da Silvano Russomanno, vicedirettore del Sisde, mentre si trovava detenuto nel carcere di Regina Coeli per favoreggiamento delle Brigate Rosse.

Commenti

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  • Menono Incariola 20 maggio 2020

    Inimmaginabile che venga fatta chiarezza fintantoche’ l’Italia restera’ nella NATO…

  • Emergenza Coronavirus

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