«Sono stata mandata allo sbaraglio»: Silvia Romano accusa la ong per cui lavorava

martedì 12 maggio 14:45 - di Redazione

Passata l’euforia per il ritorno a casa,  Silvia Romano accusa la ong per cui lavorava. “Mi hanno mandata allo sbaraglio.Senza scorta e senza collaboratori”. Interrogata dai magistrati, la ragazza milanese non ha nascosto d’ essersi sentita sola e abbandonata il giorno in cui fu rapita dall’orfanotrofio di Chakama, in Kenya, da un banda di otto criminali, che poi l’anno rivenduta ai terroristi somali di Al Shabaab.

Il racconto di Silvia ha fatto infuriare i genitori che subito dopo il rapimento avevano comunque già rotto i rapporti con l’ onlus Africa Milele di Fano. Secondo la famiglia Romano la ong aveva ingaggiato la loro figlia mandandola allo sbaraglio in una zona dove in precedenza erano stati denunciati attacchi contro stranieri. E ora anche gli inquirenti vogliono capire se davvero la onlus con la quale la giovane milanese si è recata in Africa ha fatto tutto il possibile per garantirne la sicurezza. Anche se non c’ è ancora una delega formale ai Ros dei Carabinieri, la Procura di Roma intende riprendere in mano il dossier della Farnesina e i controlli che l’ Unità di crisi aveva intrapreso dopo il rapimento su quell’ attività di volontariato messa in piedi a decine di chilometri da Malindi. I contratti d’assicurazione, le registrazioni in ambasciata e anche le certificazioni delle autorità keniote.

“Silvia non è stata mandata da sola a Chakama “, si difende Lilian, la responsabile della onlus. “È partita con due volontari e ad aspettarli c’ era il mio compagno con un altro addetto alla sicurezza, entrambi masai”. Gli uomini “dovevano rientrare a Malindi il 19 novembre e Silvia doveva andare con loro”, ma ci fu un intoppo, la ragazza rimase sola a Chakama e il 20 fu sequestrata.  Rimane però il fatto che  Silvia non ha ancora chiamato nessuno a Fano. “Aspetto di poterle dire quanto sono felice”, rivela Lilian. Tuttavia viste le dichiarazioni della ragazza agli inquirenti c’e da credere che aspetterà invano.

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