Mag 11 2020

Antonio Pannullo @ 19:05

Se ne è andato “Volantino”, colonna del Prenestino e fedelissimo di Almirante

Antonio Butolo, indimenticato attivista del Msi fin dagli anni Sessanta, non è riuscito a compiere 75 anni, ma se ne è andato un mese prima. Per tutti era “er Volantino”, quasi nessuno conosceva le sue generalità, come si usava negli anni di piombo. Era un fedelissimo di Angelino Rossi del Prenestino, e frequentava il “giro” della palestra di via Rivera. Volantino era uno del quartiere, dove tutti lo conoscevano. Ma soprattutto era un attivista h24, inserito stabilmente nel servizio d’ordine del Movimento Sociale Italiano.

Volantino iniziò la militanza a 15 anni

All’età di 15 anni ebbe il suo soprannome che lo avrebbe accompagnato tutta la vita. I ragazzi infatti nelle sezioni del Msi e della Giovane Italia erano utilizzati per distribuire i volantini politici, mentre i “grandi” guardavano loro le spalle. Ma Volantino faceva qualcosa di più, racconta Domenico Gramazio: “Prendeva intere risme di volantini e li lanciava per le tutte le strade del Prenestino”. Siccome lui era sempre disponibile – caratteristica che conserverà per tutta la vita – divenne Volantino, e lo fu per sempre. Coraggiosissimo, intrepido, non si tirava mai indietro. Seguì insieme con gli altri del servizio d’ordine il segretario Giorgio Almirante nelle trasferte più pericolose in tutta Italia: da Genova a Milano, da Padova a Torino.

Era a Genova quando fu assassinato Ugo Venturini

Volantino era sotto il palco di Almirante a Genova Brignole, quando fu assassinato dai comunisti del 1970 l’operaio Ugo Venturini. Ed era a Milano al comizio di Mario Tedeschi a piazza Castello. Era il 1972, e i “katanga”, gli extraparlamentari di sinistra famosi per la loro durezza (il loro slogan era: “casco, spranga, arrivano i katanga!”), avevano detto che i fascisti non avrebbero parlato. Ma i “fascisti” parlarono e misero pure in fuga i cortei degli extraparlamentari che caricarono il comizio missino. Volantino era, insieme con Giulio Caradonna, Angelino Rossi e molti altri, agli scontri dell’università di Roma nel marzo del 1968.

Volantino rimase sempre fedele ad Almirante

Amico di Caradonna, appunto, Michele Marchio, Domenico Gramazio, il dottor Trombetta, il fondatore di Villa Irma sulla Casilina, Giuseppe Ciarrapico. Il suo giro di amicizie era comunque nel suo quartiere, il Prenestino. Frequentava Raul Tebaldi, Gigi D’Addio, Valterino Benvenuti, Angelo il postino, Paolo Iannilli ma soprattutto Daniele Rossi, fratello di Angelino, morto a soli 37 anni, nel 1977, in un incidente stradale. Con Daniele, Volantino era infatti quel 16 marzo negli scontri di Valle Giulia. Negli anni Sessanta finì pure in carcere per motivi politici, come la maggioranza degli attivisti missini di quell’epoca. Ma non si fermò mai: la cifra di Volantino è stata sempre la sua assoluta fedeltà a un’idea e a chi la incarnava.

Era un cosiddetto militante di base: non era un ideologo, un teorico, ma le idee le aveva chiarissime. Non aveva dubbi, la sua lealtà fu sempre assoluta. Pur partecipando ai dibattiti all’interno del partito, seppe sempre da che parte stare, insieme al suo gruppo di camerati. E anche negli anni successivi, continuò a frequentare l’ambiente. Fino a pochi mesi fa andava a trovare Domenico Gramazio al Cis di piazza Tuscolo e partecipava a tutte le iniziative culturali del centro.

Nel 2002 fondò il circolo di An inaugurato da Mirko Tremaglia

Chi lo ha frequentato a lungo fu Marco Cottini, detto “er tedesco”, un altro attivista della Prenestino degli anni ruggenti. “Sì, anche dopo la fine di quel periodo continuammo a frequentarci nel quartiere. Fino a che, nel 2002, insieme con lui, fondammo il circolo di Alleanza nazionale di via Amico da Venafro e lo intitolammo proprio a Daniele Rossi. Ricordo che l’inaugurazione fu fatta da Mirko Tremaglia. Volantino era commosso”. Innumerevoli sono gli episodi della vita di Volantino, Cottini ne ricorda uno in particolare. “Fu il 20 novembre 1975, al Prenestino. Stavamo commemorando Mario Zicchieri, assassinato un mese prima davanti la sezione Prenestino a fucilate. Gli extraparlamentari di sinistra vennero a disturbare la cerimonia, ma gli andò male. Volantino e altri li misero in fuga rapidamente”.

Domani la tumulazione a Prima Porta

Antonio Butolo qualche anno fa ebbe un ictus che ne limità i movimenti. Per questo viveva nella Casa di Riposo Carlotta a via dell’Omo, dove è morto per un tumore ai polmoni. Dice Cottini: “Lui era talmente altruista che si trascurava. Per pensare agli altri non pensò mai a se stesso, e anche il tumopre purtroppo fu scoperto tardi”. Volantino lascia due figli, Rocco e Angela, e due nipoti. Oggi dalle 14 alle 16 ci sarà la camera ardente in via dell’Omo 171 a Roma. Domani alle 17 la cerimonia del presente sempre a Casa Carlotta. Sempre domani ci sarà la tumulazione a terra al cimitero Flaminio. Quando finirà l’emergenza Volantino sarà ricordato adeguatamente dai suoi “vecchi” amici e camerati a piazza Tuscolo.