Pensioni al tempo del Covid: ecco quali sorprese (negative e positive) ci attendono

sabato 16 maggio 17:52 - di Redazione
pensioni

La situazione è complicata. Sono moltissimi, oggi, i pensionati e i lavoratori vicini alla pensione. E che nutrono preoccupazioni in merito al futuro del nostro sistema pensionistico. Che già non naviga in buone acque. Che impatto avrà l’emergenza coronavirus sui sospirati e meritati assegni e sulla modalità per andare a riposo?  Quando si parla di pensioni, poi, non è possibile non parlare degli esodati. Si tratta di circa 6mila persone che non hanno né stipendio, né pensione. E ai quali non è ancora stata data risposta.

Quota 100

Leggiamo sul sito QuiFinanza: “Da otto anni il blocco della rivalutazione delle pensioni ha pesantemente indebolito il potere d’acquisto di chi è in pensione. La crisi del lavoro innescata dall’emergenza sanitaria potrebbe avere effetti durissimi su Quota 100”. Secondo le stime, l’80% dei potenziali richiedenti avrà almeno il 65% della pensione calcolata con il metodo contributivo, e con un anticipo fino a cinque anni perderebbe circa il 10% della pensione. Senza considerare il limite imposto dal divieto di lavorare fino al raggiungimento dell’età di vecchiaia. Il che scoraggia chi non può avere un lavoro regolare.

Flessibilità

Uno dei punti chiave riguarda la flessibilità con cui si intende congedarsi. I dati sul Covid dimostrano chiaramente che le persone ultra sessantenni sono le più esposte alla pericolosità del virus; tanto che si è valutata l’ipotesi di non farle proprio rientrare al lavoro. Il segretario confederale Uil, Domenico Proietti -leggiamo nel sito – ha ipotizzato una flessibilità “intorno” a 62 anni anche dopo la crisi, per chi abbia perso il lavoro a causa del Covid. “Un intervento che, – spiega l’esperto- oltre a riallineare il sistema previdenziale italiano a quello che avviene in Europa, si configurerebbe come uno strumento importante per garantire una tutela alle persone che saranno espulse dal mercato del lavoro a causa delle conseguenze economiche del Coronavirus”.

Estensione della 14esima

Parallelamente alla pensione a 62 anni, l’ipotesi che è al vaglio è quella di estendere la famosa quattordicesima alle pensioni fino a 1500 euro. Questa scelta, spiega la Uil, servirebbe a dare più reddito ai pensionati e sostenere i consumi e la domanda interna in una fase di drammatica recessione.

Opzione donna

58 anni (59 per le autonome) e 35 anni di contributi. Questi erano i requisiti da raggiungere entro il 31 dicembre 2019. La finestra mobile è 12 mesi per le dipendenti, 18 per le autonome. La misura, introdotta per la prima volta dalla legge Maroni del 2004, è stata più volte riproposta e la legge di Bilancio per il 2020 allunga la scadenza di un ulteriore anno. Nel 2021, invece, potranno lasciare il lavoro in anticipo le donne nate entro il 31 dicembre del 1961 (31 dicembre del 1960 per le autonome) con 35 anni di contributi entro il 31 dicembre del 2020.

Chi aderisce, accetta che il calcolo dell’assegno sia effettuato interamente con il sistema contributivo. Il che significa con un importo più basso dell’assegno pensionistico di circa il 25-30%. Non possono fare domanda le lavoratrici iscritte alla gestione separata o che vogliano utilizzare i contributi maturati in tale gestione per raggiungere il requisito contributivo.

Ape sociale

Ape sociale era l’opzione che si poteva raggiungere a 63 anni e 30 anni di contributi. La misura era in scadenza il 31 dicembre del 2019 . Ma con la proroga di 12 mesi inserita nella legge di Bilancio, sarà ancora possibile utilizzare lo strumento per chi matura i requisiti dal primo gennaio al 31 dicembre di quest’anno. L’Ape sociale prevede l’erogazione di un importo dello stesso valore della pensione maturata fino al momento della richiesta. L’importo dell’assegno non può essere superiore ai 1.500 euro al mese e viene erogato per 12 mensilità. L’assegno cessa quando il lavoratore raggiunge l’età pensionabile, al momento fissata a 67 anni.

Possono fare richiesta: dipendenti in stato di disoccupazione che abbiano esaurito integralmente l’ammortizzatore sociale. Invalidi con un’invalidità civile riconosciuta di almeno il 74%. Persone che assistono, al momento della richiesta e da almeno 6 mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità. O un parente o un affine di secondo grado convivente, qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 70 anni di età. Lavoratori dipendenti addetti alle cosiddette mansioni gravose. Per quanto riguarda le mansioni gravose, sono necessari 36 anni di contribuzione, mentre ne bastano 30 in tutti gli altri casi.

Per le madri è prevista un’ulteriore corsia preferenziale: il requisito contributivo scende di un anno per figlio, fino a un massimo di due. Significa quindi che, a seconda delle circostanze, gli anni di contribuzione necessari possono scendere a 28 o 34.

Cosa potrebbe cambiare

In questi tempi di pandemia molti sindacati hanno chiesto la necessità di approdare a una pensione Covid per quanti, anche per ragioni di età, sono più esposti agli effetti dell’emergenza sanitaria e poi per sanare la situazione degli esodati. Si parla da tempo di una riforma organica del sistema che, a questo punto, dovrà comunque partire dal 2022, alla scadenza di Quota 100. Leggiamo in un’analisi del Giornale, che fa il punto della situazione: “Ma che succede a quei lavoratori che dopo una vita accarezzano l’ultimo quarto di miglio? Per loro in tempi di coronavirus qualcosa cambierà. Ecco come. Si tratta di uno scivolo finanziato direttamente dall’azienda a cui hanno donato anni della loro esistenza. Sono tre le strade: isopensione, fondi bilaterali e contratto di espansione che potrebbero essere intraprese dalle aziende per gestire la crisi nella fase 2”.

Penalizzato chi ha versato di più

Nell’analisi si evidenzia come “a essere più penalizzato è chi durante la vita lavorativa ha versato di più. Scendendo nel dettaglio, si scopre che la situazione è più sfavorevole per le pensioni medie e medio alte, le quali da tempo devono fare i conti con prestazioni non indicizzate all’inflazione e che hanno subito un taglio “non scientifico” oltre i 100mila euro” . Le tasse, non versate da qualcuno, ricadono invece su quella metà di lavoratori che in realtà ha versato per una vita. Sono quei pensionati che prendono più di 1.200 euro al mese e, soprattutto, il 24,7% di ex lavoratori le cui prestazioni sfondano il tetto dei 2mila euro. Questi sì, possono lamentarsi a buon diritto.

E chiaro che dal governo dovranno arrivare risposte e ulteriori  sul fronte pensionistico. E’ in stand by una  riforma generale del sistema. Soprattutto si dovrà prevedere anche la misura sostitutiva di Quota 100, quando quest’ultima andrà in scadenza naturale (31 dicembre 2021). Si parla già  di Quota 41.

 

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • PAOLO TONELLI 17 maggio 2020

    OCCORRE ABOLIRE O MODIFICARE LA LEGGE 335/95 (DINI) CHE RIDUCE LE PENSIONI DI REVERSIBILITA’ DEL 50% DOPO LA PRIMA RIDUZIONE DEL 60%.
    DICHIARATA INGIUSTA AL MOMENTO DELL’EMANAZIONE ANCORA PERSISTE PERCHE’ TUTTI SE NE FREGANO.

  • Cervohold 17 maggio 2020

    Poi ci sono le pensioni risparmiate dall’INPS grazie ai 31.700 deceduti a causa del Covid19, spesso con assegno di invalidità o accompagnamento e c’è pure una ricca patrimoniale nascosta con la tassa di successione + la tassa di registro ed ipotecaria sui beni che passeranno agli eredi di queste persone…………..come diceva Berlusconi …………la tassa sul morto, per non parlare della tumulazione con annessi e connessi

    Hai vissuto in questo Paese di merda………e adesso paghi tutto e di piùanche da morto………………..

  • Marcello Camici 17 maggio 2020

    Sono otto anni che la rivalutazione della pensione è bloccata.

  • FRANCESCO GORGI 17 maggio 2020

    Quando sento parlare di pensioni mi vengono i brividi.
    In particolare quando sento parlare di quattordicesima ai pensionati mi sembra che siamo fuori di testa:
    Chi lavora in proprio è letteralmente sommerso di tasse, abbiamo assoluto bisogno di ridurre il carico fiscale e burocratico dell’intero sistema produttivo pena morte certa,
    dobbiamo assolutamente contenere il debito pubblico per non dare ai nostri figli un paese da terzo mondo …e qualcuno anziche pensare ai tagli del sistema pensionistico pensa alla quattordicesima. Vergognatevi egoisti, avete rovinato l’ITALIA.

  • paolo 17 maggio 2020

    giuseppi (il signor nessuno) deve andare a casa e si torni prestissimo a votare perchè la sovranità appartiene solo al Popolo! Il guardiano se ne faccia una ragione!

  • Rimondini Renato 17 maggio 2020

    Vai a lavorare che hai la mutua e la pensione 1970 ora ho 68 anni oltre 23 anni di contributi Inps oltre 20 anni di cassa avvocati 4 lauree e continuo a lavorare: partita iva credo mi convenga seguire la Romano divento senegalese sbarco in Sicilia

  • sergio la terza 17 maggio 2020

    Quando la revisione delle aliquote IRPEF?MASSA DI LADRI!!!

  • Emergenza Coronavirus

    In evidenza

    News dalla politica