Palamara, l’Anm prova a metterci una pezza. Martelli li stronca: triade cinese

sabato 23 maggio 16:22 - di Roberto Frulli

L’Associazione Nazionale magistrati cerca di mettere una pezza a colori sul disastro mediatico e reputazionale del caso Palamara che ha travolto il sindacato delle toghe. E fa sapere di aver chiesto gli atti alla Procura di Perugia, che ha indagato sulla vicenda.

Ma dai difensori di Palamara arriva un altolà.

“Abbiamo chiesto – rivela il presidente dell’Anm Luca Poniz, in apertura del Comitato direttivo centrale – gli atti il 4 maggio scorso. Prima che su alcuni giornali venissero pubblicati stralci di conversazioni. Non abbiamo ricevuto risposta. Per cui giovedì scorso abbiamo nominato un difensore che ha già interloquito con la Procura“.

“E’ l’ennesima richiesta, già rivolta lo scorso anno. All’epoca ci fu risposto che erano atti non ostensibili per ragioni di segretezza”, ha ricordato Poniz.

“Non è vero che gli atti sono pubblici e consultabili – ha chiarito il presidente dell’Anm. – Noi non siamo un giornale. Ma riteniamo di essere un soggetto qualificato per la richiesta”.

”Per questo abbiamo agito con fermezza e convinzione – sostiene il presidente del sindacato delle toghe – per trarre da quegli atti una conoscenza diretta, non filtrata, non selezionata con lo stesso scrupolo e rigore con cui abbiamo agito in questi anni. E che ha caratterizzato il nostro approccio a questo tema”.

Ma all’Anm arriva un durissimo altolà proprio dai difensori di Palamara.

“Anche la Anm sembra prevedere il futuro – ironizzano i legale del pm romano. – Attualmente non vi è stata, nei confronti del nostro assistito, l’esercizio dell’azione penale. Ed è ancora sua facoltà richiedere di essere ascoltato e di sollecitare l’archiviazione”.

”L’Anm, dunque, non riveste alcuna delle qualità previste dal codice per poter accedere agli atti”, affermano gli avvocati Roberto Rampioni e Mariano e Benedetto Buratti.

Cosa ci sia in gioco è evidente. L’Associazione Nazionale magistrati ne esce malissimo dalla vicenda Palamara. Come fa notare l’ex-ministro della Giustizia, Claudio Martelli. Che, in un’intervista a Italia Oggi, fa a fette il sindacato dei magistrati.

“E del tutto evidente che l’Associazione nazionale magistrati è diventata un’organizzazione che parassita lo Stato – la tritura Martelli. – E permette di condizionare le scelte del Csm. Perché influisce sull’elezione dei suoi membri”.

”Si comporta come un partito politico – riassume l’ex-ministro della Giustizia – Contesta le decisioni del Parlamento, del governo o del ministro della Giustizia ogni due minuti. E un organismo che non si capisce più bene che cos’è. Ma che, comunque, sembra votato a mal fare”.

L’Anm, prosegue Martelli, “attenta,   quotidianamente, all’autonomia e all’indipendenza del singolo magistrato. Fa mercimonio di nomine, promozione, carriere, elezioni Csm e perfino sentenze. Dove siamo?”.

Di qui le inevitabili conclusioni dell’ex-delfino socialista. “L’Anm andrebbe sciolta. E una libera associazione, non un organo costituzionale. Fa del male ai magistrati e alle istituzioni. Dunque è una minaccia”.

La conclusione di Martelli è devastante: Anm, stampa amica e M5S “mi ricordano la triade cinese“.

Commenti

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  • roberto bassi 24 maggio 2020

    ma il dotto “ministro della Giustizia” (si fa per dire), cosa ne pensa (sempre che sia in grado di pensare)

  • massimo ripa 23 maggio 2020

    be caro direttore tutti fatti che conoscevamo gia ci mancava giusto delle prove ma credo che i veri mafiosi assetati di potere al cospetto del dio denaro siano proprio loro
    ovvero giudici pubblici ministeri e altre associazioni a delinquere sovvenzionati da noi che paghiamo le tasse altro che cosa nostra !!!! questi sono i veri capi di cosa nostra e altre associazioni criminali ma egregio direttore, i vertici di carabinieri polizia stato gurdia di finanza non possono intervenire per far almeno in parte finire questa porcheria che va avanti da anni e anni ?
    grazie

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