Nordio su caso Palamara: bassezza ripugnante, magistratura devastata, puerili le critiche dell’Anm

giovedì 28 Maggio 17:10 - di Redazione

L’ex-procuratore aggiunto di Venezia Carlo Nordio non fa sconti ai suoi ex-colleghi travolti da caso Palamara.

E neanche al sindacato delle toghe. Quell’Associazione Nazionale Magistrati. Che esce a pezzi dalle intercettazioni sulla vicenda Palamara.

Le sue sono critiche severe a quella parte della categoria che infanga il lavoro di magistrati perbene e onesti.

“No, non mi aspettavo una simile livello di bassezza – ammette con amarezza Nordio. – Da magistrato l’ho trovato ripugnante. E grave se un giudice si pronuncia per l’assoluzione di una persona che ritiene colpevole. Ma se auspica la condanna di uno che ritiene innocente è un sacrilegio“.

Il riferimento dell’ex-procuratore aggiunto di Venezia e alle intercettazioni dell’inchiesta di Perugia.

E, in particolare, alla frase in cui Luca Palamara, ex-consigliere del Csm indagato per corruzione, diceva al suo interlocutore che sull’immigrazione bisogna “attaccare” Salvini a prescindere dalle sue ragioni.

Quanto a ciò che può fare il presidente della Repubblica di fronte a tale scenario, Nordio la vede così .

“Dal punto di vista strettamente costituzionale non può fare altro. Ma penso che una “moral suasion” riservatamente possa e debba farla “.

Dalla vicenda messa in luce dall’inchiesta di Perugia, la magistratura, secondo Nordio, “ne esce devastata. E lo dico con dolore. Perché un magistrato resta sempre tale. Anche quando, come me, è in pensione da tre anni”.

“Aggiungo che l’impatto della vergogna che sta emergendo è attutito dalla presenza dell’epidemia che pone ben altri problemi – spiega Nordio. – Ma quando il Coronavirus sarà risolto, e l’economia riprenderà a girare, la questione giustizia si ripresenterà gravissima. E queste vicende non saranno dimenticate”.

”Spero – auspica l’ex-procuratore aggiunto di Venezia – che la parte maggioritaria e sana della magistratura abbia il coraggio di ammettere che occorre una riforma radicale. Che – rimarca – spetta al Parlamento e non all’autogoverno delle correnti. Se poi il parlamento abbia il coraggio di farla, è un’altra storia”.

Infine, l’auspicio di Nordio è che “Palamara faccia un gesto intelligente e responsabile. Racconti adesso tutto. Per filo e per segno. Racconti i suoi rapporti con i colleghi, con i politici e i giornalisti. Faccia nomi e cognomi. Tanto lo sa che è tutto intercettato. E prima o poi emergeranno”.

È “un auspicio che formulai già l’anno scorso – ricorda Nordio -, quando scoppiò lo scandalo. Ne uscirà di certo un quadro deplorevole. Ma almeno eviterà uno stillicidio suicida”.

Ma c’e un altro aspetto che l’ex-procuratore aggiunto mette in rilievo.

Le intercettazioni del caso Palamara “hanno contato abbastanza” nel voto della giunta del Senato che ha respinto la richiesta di rinvio a giudizio di Matteo Salvini per il caso Open Arms.

“Mandare a giudizio Salvini dopo quella rivelazioni imbarazzanti di Luca Palamara sarebbe stato fargli un regalo politico”.

“E il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, è molto sensibile a questo aspetto – aggiunge Nordio. – Ha salvato, al momento del voto di sfiducia, il ministro Alfonso Bonafede. Pur avendogli dato dell’incapace. Solo per evitare una crisi di governo. Ed ha anche avuto l’onestà di ammetterlo”.

Per Nordio, però, “l’aspetto vergognoso riguarda i grillini, che hanno votato, come nel caso Gregoretti, contro Salvini. Pur avendone condiviso la responsabilità politica nelle scelte di allora”.

”Ricordo che Giuseppe Conte, in quanto Primo Ministro – ricostruisce così Nordio quel passaggio – aveva la direzione di indirizzo politico del governo. E, quindi, era corresponsabile dell’operato del suo ministro dell’Interno”.

Non “solo – prosegue Nordio -, se avesse ritenuto che Salvini stesse commettendo un reato, avrebbe avuto il dovere giuridico di impedirlo. Non avendolo fatto, sarebbe stato responsabile di concorso per omissione ai sensi dell’articolo 40 del codice penale. E quanto, secondo me, eccepiranno i difensori di Salvini nel processo pendente a Catania, per la Gregoretti – avverte. – Ammesso che non venga archiviato prima”.

Nordio poi evidenzia che, in caso di rinvio a giudizio, Salvini “avrebbe rischiato un processo. Ma dubito si sarebbe risolto con una condanna”.

”Conviene a tutti archiviare questa storia – spiega Nordio. – In primo luogo perché le accuse sono infondate. Si può infatti dissentire dalle decisioni di Salvini (e del governo di allora) sui migranti. Ma il ministro ha esercitato un suo potere”.

”Altrimenti, secondo la tesi accusatoria, dovremmo incriminare Conte per sequestro di 60 milioni di italiani per ben tre mesi”.

Ma per Nordio, inoltre, “dopo le intercettazioni sconcertanti di Palamara”, quelle in cui dice che bisogna comunque “attaccare” Salvini, “ogni giudice può diventare suspectus perché si è capito che quando c’è di mezzo la politica anche i magistrati possono non esser tanto imparziali. Se Salvini fosse processato, in quella sede rievocherebbero queste pagine buie di una parte della magistratura. Meglio soprassedere”.

Infine la stoccata all’Anm, il sindacato delle toghe. E la questione delle nomine al Csm, un mercato delle vacche, al momento.

Per ridare credibilità al Csm e liberare la magistratura dalle correnti “c’è un solo modo – avverte l’ex-procuratore aggiunto – il sorteggio. Che già esiste nell’amministrazione della giustizia”.

”Basti pensare che la Corte d’Assise che può condannarti all’ergastolo è composta, nella sua maggioranza, proprio da giurati sorteggiati tra il popolo – elenca Nordio. – Così come sono sorteggiati i membri del Tribunale dei ministri, quelli, per intenderci, che hanno voluto mandare a giudizio Salvini“.

“Naturalmente – aggiunge – il sorteggio per il Csm dovrebbe avvenire dentro un paniere composto di magistrati di alto grado, di avvocati membri dei consigli forensi e di docenti universitari di materie giuridiche. Tutte persone, per definizione, intelligenti e competenti”.

Quanto alle critiche rivolte dall’Anm al sistema del sorteggio, Nordio chiarisce il concetto.

“Le critiche suonano più o meno così: che nessuno si farebbe operare da una persona presa a caso tra i passanti. Quindi rispondo che si tratta di enfatiche banalità. O meglio, di puerili ipocrisie”.

Banalità – dice il magistrato – perché il sorteggio dovrebbe avvenire tra persone qualificate. E ipocrisie perché l’Anm non vuole perdere il potere immenso che ha”.

Sul punto, Nordio aggiunge anche qualche dettaglio.

“Il Csm decide del destino dei singoli magistrati, promozioni, incarichi, ecc. Il che, tra l’altro, non li rende né autonomi né indipendenti. Perché dipendono dai giochi correntizi. Il Csm, infatti, è l’espressione delle correnti, come il Parlamento lo è dei partiti”.

”Se togli alle correnti il potere di far le liste dei candidati – ragiona Nordio – togli loro il giocattolo. E le riconduci al rango di semplici contenitori di opinioni. La politica lo sa. Ma non ha il coraggio di intervenire perché è intimorita”.

Infine, sul fatto che l’elezione dei togati al Csm è prevista dalla Costituzione, Nordio replica così.

“Verissimo. L’unica obiezione seria è che occorrerebbe una riforma costituzionale. Ma la Costituzione non è il Vangelo. E comunque prevede la possibilità di una sua revisione. E sono certo che se risorgessero i Padri costituenti, davanti a questo schifo sarebbero i primo a cambiare le regole del Csm”.

 

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