Magistratura uguale Dc: comandano le correnti. Il “Fatto” di Travaglio scopre l’acqua calda

sabato 16 maggio 13:32 - di Francesca De Ambra
Correnti

È la scoperta dell’acqua calda. Lo scoop del Fatto Quotidiano che ha costretto alle dimissioni il capo di gabinetto del ministro Bonafede, Fulvio Baldi, è in realtà una non-notizia. Anche i sassi sanno che le correnti in magistratura fanno il bello e il cattivo tempo, come se non di più di quanto non abbia fatto quelle democristiane al tempo della Prima Repubblica. La differenza sta nel fatto che mentre la lottizzazione politica è stata criminalizzata dal moralismo giudiziario, quella in uso tra i magistrati fa scarsa audience e poche vittime. Eppure la prima ha a che fare con la democrazia poiché presuppone la presenza dei partiti e delle correnti, cioè del pluralismo. La seconda, no. Ma è solo su quest’ultima, paradossalmente, che il giornalista collettivo spacca il capello in quattro evidenziandone l’irrilevanza penale e derubricando tutto a mero imbarazzo.

Anche i sassi sanno che con le correnti si fa carriera

Insomma, quel che in politica è prassi ordinaria, a volte persino obbligata, diventa scandalo mediatico e materia para-giudiziaria. Ma se a fare le nomine per correnti sono i guardiani della legge, immediato scatta il soccorso giustificazionista da parte della stampa. Un vero paradosso che la dice lunga su quali siano le vere caste e quanto siano fra loro intrecciate. Già, davvero non si contano le carriere giornalistiche agevolate lungo i corridoi delle procure e quelle giudiziarie pianificate nelle redazioni e negli studi tv. Mica è solo per caso che ci ritroviamo un guardasigilli formato Bonafede? Ha il vuoto attorno, ma resta incollato sulla poltrona forte del suo essere grillino e grullino, la miscela giusta per sfoggiare il pennacchio senza esercitare il ruolo. Un ronzino da parata di periferia.

Solo Bonafede non se n’era accorto

Infatti mentre saltava da una trasmissione all’altra per annunciare il “cambiamentoCinquestelle, al suo ministero le correnti continuavano negli intrallazzi di sempre. Con il suo ex-capo di gabinetto che, intercettato al telefono con Palamara, si lamentava dell’inerzia di una giudice della sua corrente dicendo «che cazzo li piazziamo a fare i nostri? Questa è gente che deve capire che la ruota gira». Richiesto di spiegarne il senso, Baldi si è difeso così: «Sono cose amicali che si dicono. Cose tipo: “Diamoci una mano“». Peccato che per molto meno un politico si becca un avviso di garanzia. In questo caso, invece, vale il principio aureo di ogni casta: «Io sò io e voi nun siete un c…o»

Commenti

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  • Pietro 18 maggio 2020

    Perchè a Palamara e compagni non gli viene dato l’aggravante mafioso ???
    i loro comportamenti e azioni , sono ancora peggiori di quelli dei mafiosi in quanto questi…. fanno i ladri travestiti da guardie-
    Scusate lo sfogo di un irriducibile, tanto finirà come sempre a ciambelle e vino-

  • giovanni vuolo 17 maggio 2020

    Pratiche che offendono quella parte di Magistratura eroica, dai valori cristallini, che spesso si è votata al sacrificio estremo pur di difendere ideali di giustizia ed onestà. E credo che la stragrande parte dei togati sia costituita da persone dagli altissimi valori etici, che vengono mortificati dagli empi comportanti di quei colleghi, che di vita in volta modellano la giustizia, per renderle forma aderente agli interessi propri e di parte ideologizzata.

  • biagio 16 maggio 2020

    È una sacrosanta verità in Italia avere una raccomandazione é obbiglatorio, scriviamolo nella costituzione e finiamola di far finta di scandalizzarsi quando i corrotti magistrati e faziosi media condannano questa pratica.
    WWW la raccomandazione!!!

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