La “manina” di Speranza: è lui il sospettato di avere remato contro le Regioni: il retroscena del Corriere

18 Mag 2020 14:06 - di Redazione
Speranza

“Il ritorno delle manine”, titola sarcasticamete Dagospia. L’insubordinazione, se così si può chiamare, delle Regioni contro il Governo ha avuto un retroscena rocambolesco. Che il Corriere della Sera ha adombrato neanche tanto velatamente;  indicando nel ministro della Salute Speranza colui che ad oggi sembra il principale “sospettato” del tentativo di  avere mandato all’aria l’accordo con i governatori.

Lo scarico delle responsabilità sulle Regioni di un possibile flop della Fase 2 era infatti implicito nel testo del decreto,  che infatti non inglobava il protocollo unitario delle Regioni, ben più blando di quello dell’Inail. Una “manina”  lo aveva tolto di mezzo. Di qui l’offensiva dei governatori, a cui poi si è posto rimedio (con l’incognita di Le Luca). Ebbene, il principale sospettato di quella omissione decisiva per le regioni sarebbe proprio il ministro Speranza.

Come riportato dal Corriere della Sera, il ministro della Salute, come noto, esprime una “linea dura” e ha sempre frenato sulla ripresa. Addirittura non avrebbe risposto neanche alle insistenti chiamate telefoniche di Boccia e del premier Conte. Come mai? Era convinto che bastasse aggiungere nel decreto legge il richiamo al documento delle Regioni“. Si sbagliava. La tensione è infatti  esplosa: “Gli accordi sulle linee guida erano altri” , hanno strillato i governatori “traditi”. Si è scesi poi a più miti consigli. Inserendo il protocollo regionale sia in premessa sia negli allegati del Dpcm. Il ministro Speranza avrebbe dunque abbandonato il suo tentativo e avrebbe fatto buon viso a cattiva sorte, dando un via libera sofferto alla Fase 2, di cui teme una falsa partenza. Avrebbe quindi fatto notare: “Inserire negli allegati le linee guida regionali vuol dire sconfessare quelle del Comitato tecnico-scientifico”.

 

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