«Fontana assassino». A Milano vergognoso murales di quei comunisti che Sala coccola tanto

venerdì 15 maggio 13:10 - di Renato Fratello
Fontana

«Fontana assassino». È la scritta apparsa sul muro di un palazzo in via Vittorelli a Milano e “rivendicata” dal Partito dei Comitati di appoggio alla Resistenza per il comunismo. L’immagine è stata immortalata in una foto da Samuele Piscina, presidente Municipio 2, che chiede contro le “scritte ingiuriose”, la condanna da parte del sindaco Giuseppe Sala.

Il murales contro Fontana

«Questo becero murales, apparso con il favore delle tenebre in via Vittorelli a Milano, dimostra con evidenza quanto siano pericolosi e stupidi gli estremismi. Partendo dai simboli, come quello rappresentato sul muro, che hanno ispirato, nel corso dei tempi, sventure e morti in ogni parte del mondo», spiega l’esponente leghista in difesa del presidente della Regione Lombardia. «Gli “artisti” in questione sono gli stessi che, lo scorso 25 aprile, hanno manifestato senza autorizzazioni e precauzioni in barba ai Dpcm anti Covid-19, scontrandosi in via Padova con le forze dell’ordine. Chiedo al sindaco Sala di condannare l’accaduto immediatamente. In modo fermo e inequivocabile, oltre a far rimuovere le scritte ingiuriose in tempi rapidi», è la richiesta di Piscina.

Chi sono i Carc

Milano, una delle città più colpite dal Covid-19, il 25 aprile avevano sfilato i militanti dei Carc. Movimento politico extraparlamentare di ispirazione marxista-leninista e maoista. E così mentre l’Italia era chiusa in casa per rispettare le norme anticontagio, i comunisti se la spassavano per strada a festeggiare il 25 aprile. Verso mezzogiorno, tra via Democrito e via Padova, c’erano state  forti tensioni con gli agenti di polizia che avevano sorpreso una quindicina di antagonisti mentre decoravano le lapidi dedicate ai partigiani con drappi rossi. Nel giro di pochi istanti si era creata una rissa. I Carc, dalla loro pagina Facebook, avevano accusato la polizia di “squadrismo istituzionale” e avevano attaccato «la propaganda di regime e le norme anticontagio».

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