Feltri più furioso che rassegnato twitta: «Da Renzi il belato del lupo. Come previsto non ha sfiduciato Bonafede»

mercoledì 20 maggio 16:10 - di Prisca Righetti
Vittorio Feltri foto Ansa

Vittorio Feltri, tra guizzo profetico, indignazione politica e rassegnazione frutto del disincanto. Lo ha scritto e sostenuto a voce in tutte le lingue. Da ogni pulpito gli sia capitato di intervenire nella giornata di ieri sulla canizza sollevata da Matteo Renzi: quotidiani, social, tv che fossero. «Non facciamoci illusioni«, ha ripetuto nelle ultime 24 ore, a più riprese, il direttore di Libero interpellato su spunti di riflessione e scenari prossimi venturi. Sul casus belli oggi in Aula, Feltri sembra non aver mai nutrito alcun dubbio. E del resto, dalle stesse colonne del suo quotidiano, oggi leggiamo: «Troppo alto il prezzo da pagare, per Renzi: la caduta del governo. E, di fatto, la fine del suo potere politico e di qualsivoglia ambizione»…

Feltri c’aveva visto giusto: Renzi non ha sfiduciato Bonafede

Insomma, Feltri c’ha visto giusto. Ancora una volta. E se ieri, dal suo account Twitter cinguettava: «Domani il Parlamento vota la sfiducia a Bonafede ma nessuno si illuda. Il ministro resterà al suo posto, in caso contrario tutti i deputati e i senatori sarebbero costretti ad andare a casa. Per cui non succederà niente. Bonafede resterà al suo posto. E così i suoi colleghi»… Oggi non può che commentare amaramente. E sempre via social, non nega a se stesso un tweet che ripertica giustamente le sue ammirevoli capacità divinatorie e che sbugiarda annunci e mosse del leader di Italia Viva. E così, tanto per togliersi l’ultimo sassolino dalla scarpa. E un po’ anche per assestare l’ennesima bordata all’ex premier. Ex Pd. Ex rottamatore. Ex uomo forte della sfiducia al guardasigilli, ritirata all’ultimo minuto, Feltri posta: «Renzi non ha sfiduciato Bonafede come avevo previsto. Il suo è il belato del lupo».

«Il suo è il belato del lupo» accennato proprio dopo l’intemerata in Aula…

Un commento al vetriolo che, letto e condiviso dopo l’intemerata in aula a Palazzo Madama, dove un assai poco convincente Renzi, prima dichiara di condividere nel merito le mozioni di sfiducia, ma poi annuncia la retromarcia adducendo non meglio specificate ragioni politiche (l’unica che ci viene in mente è la poltrona), ingrana la retroamrcia e non vota contro Bonafede. Il quale, come ampiamente previsto, resta al suo posto. Come tutti i suoi colleghi di governo…

 

 

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