FdI in Europa: dal voto dell’exploit alla battaglia campale contro chi vorrebbe l’Italia in ginocchio (video)

mercoledì 27 Maggio 14:32 - di Carlotta Cuturi
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Ieri, 26 maggio è stato l’anniversario delle elezioni europee. Un anno esatto è passato da quando le prospettive elettorali di FdI sono cambiate in modo esponenziale. Nessuno credeva che i candidati sarebbero arrivati a un totale del 6,5%, portando a rappresentarci in Europa una squadra di 6 parlamentari. Il partito da quel momento ha continuato a volare.

Un anno di FdI al Parlamento europeo

Raffaele Fitto è co-presidente del gruppo dei Conservatori e Riformisti. Carlo Fidanza è il capo delegazione. Sergio Berlato rappresenta, tra le altre, le istanze della cultura rurale, e si batte contro il Nutri score. Pietro Fiocchi segue il Green deal, che rischia di mettere ulteriormente in ginocchio l’economia europea. Nicola Procaccini si batte in commissione Libe (Libertà civili, giustizia e affari interni) contro l’immigrazione illegale, un luogo in cui le caratteristiche ideologiche superano il buon senso. Raffaele Stancanelli porta avanti le istanze del mondo della pesca, un nodo così importante per la nostra economia.

La videoconferenza “Europee un anno dopo”

Per celebrare il lavoro svolto quest’anno da FdI in seno alle istituzioni europee, ieri si è svolta una conferenza video, a cui ha voluto partecipare anche la presidente del partito, Giorgia Meloni. Nel suo intervento Fitto ha ricordato come un anno e mezzo fa i sondaggi dessero FdI al 2%. La leadership della Meloni, i valori di riferimento di una destra moderna e la presenza costante sul territorio hanno permesso al partito di volare nelle preferenze. In Europa FdI è la seconda forza politica all’interno del gruppo dei Conservatori e questo dà una dimensione politica di grande rilievo. Oggi, nella conferenza dei presidenti di gruppo, Fitto incontrerà Angela Merkel, in vista del semestre di presidenza tedesca dell’Unione. Fitto ha quindi sottolineato come non aver modificato l’agenda politica dell’Unione in questo periodo di emergenza rappresenti quasi una mancanza di lucidità.

FdI a difesa dell’interesse nazionale. Sempre

Poi la parola è passata a Berlato, che ha ricordato come la delegazione sia l’avamposto del partito a livello europeo, e il primo obiettivo sia sempre quello di difendere la nostra sovranità nazionale. Una battaglia che passa – anche – per la difesa del settore agroalimentare, che rappresenta il 25 per cento del Pil e dà lavoro a 4 milioni di persone. L’Italia è la seconda potenza agricola a livello europeo. La battaglia fondamentale che sta combattendo Berlato è per bloccare il Nutri-score, che penalizzerebbe gravemente i prodotti italiani, contro altri Paesi con interessi molto diversi dai nostri che vorrebbero invece farlo approvare. Fiocchi ha ricordato la rottura tra Stati del nord e del sud, e che in Commissione Ambiente si trovano interlocutori di sinistra e integralisti, che vedono verde a tutti i costi. Senza ragionevolezza o buon senso, portando avanti normative che metterebbero in ginocchio le industrie italiane.

Meloni orgogliosa degli eurodeputati di FdI

È stata, poi, Giorgia Meloni a ricordare come l’elezione al Parlamento europeo abbia cambiato lo scenario elettorale in Italia, di come sia stata l’inizio della crescita di Fratelli d’Italia. La destra oggi è il quarto partito italiano, a un passo dal diventare il terzo. Una presenza così importante a Bruxelles permette a FdI di essere fondamentale nelle dinamiche dei partiti europei. Di entrare nei dossier e di correggerli. Sempre con il faro della difesa dell’interesse nazionale. Meloni ha spiegato di seguire molto da vicino il lavoro che viene svolto in Europa e di essere orgogliosa della serietà dei “suoi” parlamentari, che hanno tutti saputo guadagnarsi il rispetto dei colleghi stranieri.

Il tradimento europeo del M5S

Quindi, la leader del partito ha affrontato un’analisi di scenario. Con l’elezione di Ursula Von der Lyen si è consolidato l’asse franco-tedesco. Il tradimento europeo del M5S, che con i suoi voti ha determinato l’elezione di questa Commissione, ha messo le basi per il cambio di governo lo scorso anno. Meloni ha sottolineato l’impatto europeo sulle nostre vite, partendo dalle dichiarazioni di Christine Lagarde che hanno fatto perdere 17 punti alla nostra Borsa in un solo pomeriggio. L’emergenza Covid ha fatto venire i nodi al pettine. FdI ha proposto, tra l’altro, che ci fosse un unico modo di conteggio, mentre ad oggi i dati forniti dagli Stati membri sono troppo sfasati, non verosimili. L’Italia in Europa – è stato il messaggio della leader di FdI – deve prendere il ruolo fondamentale che le spetta. Dopo l’uscita dell’Inghilterra dall’Unione, l’Europa resta tale solo se ci resta l’Italia.

Buon senso e pragmatismo vs ideologia

Meloni ha ricordato come FdI sia un partito ambientalista, ma portare avanti il Green deal a costo di mettere in ginocchio le nostre imprese non è ragionevole. Dunque, come sottolineato anche da Fiocchi, serve un approccio pragmatico, non ideologico alle tematiche ambientali. E di approccio ideologico si nutre anche la commissione Libe, epicentro della peggiore Europa, secondo la definizione che ne ha dato Procaccini. In quella sede, ha spiegato l’eurodeputato, i pregiudizi precludono perfino la possibilità di un dialogo. Come se tutti i popoli che non sono di sinistra andassero rieducati e i loro governi democraticamente eletti trattati da paria. Infine Stancanelli, che segue due settori di forte impatto sul Pil italiano: lotta alla contraffazione e pesca. Le elezioni dopo le europee, ha sottolineato, hanno dimostrato la forza della leadership di Meloni, ormai riconosciuta da tutti come politica di razza e proiettata ai più alti incarichi di governo.

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