“Fate la vostra parte. Non siete Superman”: Gori, terrorizzato dal weekend, per una volta parla chiaro

sabato 9 maggio 14:34 - di Chiara Volpi
Il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, foto Ansa

Il sindaco dem Giorgio Gori è preoccupato per il weekend (e non solo). Dopo le immagini dei Navigli di Milano non vuole che certe scene si ripetano a Bergamo, tra le province più colpite dal Covid-19 in Italia. E così, dopo aver parlato, con una lettera ai familiari delle vittime, torna a parlare con i cittadini della città che amministra. Stavolta in anticipo sui tempi… Perché ben altre immagini hanno scioccato l’opinione pubblica, e di mezzo mondo: e sono quelle dei carri armati del nostro esercito che trasportano le salme delle vittime del coronavirus in un interminabile, agghiacciante corte funebre… Immagini che hanno colto tutti impreparati. A partire proprio dai parenti dei cari estinti…

Gori, terrorizzato dal weekend e dalle immagini dei Navigli

«Il weekend – dice in un messaggio ai cittadini su Facebook – un po’ ci preoccupa. Perché i segnali di allentamento dell’attenzione e della prudenza ci sono. Ci sono stati in altre città. Avrete visto lo sfogo del sindaco Beppe Sala dopo che sui Navigli di Milano si sono ammassate tantissime persone, contraddicendo tutte le regole che ci siamo dati. Io non vorrei che una cosa simile accadesse a Bergamo né domani. Né dopo. Né nelle settimane successive». Al momento, sottolinea, «non ho visto qui scene di massa e affollamenti. Ma ho questa sensazione». Ovvero che «mentre le persone adulte seguono con rigore le disposizioni, che dicono che le mascherine sono obbligatorie, tra i giovani ho notato che tanti l’hanno presa alla leggera»…

Il sindaco di Bergamo per una volta chiaro

Non solo moniti verbali. Il sindaco, infatti, racconta di aver ripreso di persona alcuni adolescenti seduti assieme sulle panchine. Rigorosamente senza mascherine. «Ho fatto notare ai ragazzi che facevano una cosa non consentita. I ventenni – ripete – l’hanno presa alla leggera. Ma si ammalano anche loro e possono essere contagiosi. Contagiando così i loro genitori, familiari e nonni, che sono più vulnerabili. Ragazzi – è il suo appello – fate la vostra parte. Non siete superman. Ognuno deve fare la sua parte. La mascherina tenetela sulla bocca e davanti al naso». Insomma, il sindaco Giorgio Gori, stavolta si fa vedere sul pezzo. E dopo aver ammesso di aver sottovalutato il problema inizialmente. Di aver agito tardi nella comunicazione e nell’organizzazione sanitaria locale. Dopo aver riconosciuto come punto di non ritorno le drammatiche immagini dei feretri trasportati dall’esercito fuori Bergamo il 18 marzo.

E in anticipo sui “suoi” tempi

E, infine, dopo aver precisato i contenuti della lettera inviata dal sindaco proprio per spiegare e argomentare i contorni della vicenda del trasporto dei feretri delle vittime di Covid. Una lettera che, anche quella, a detta dei familiari delle vittime sarebbe arrivata troppo tardi. I testimoni hanno appena raccontato a Chi l’ha visto di non aver ricevuto «nessuna informazione per giorni e di aver scoperto da soli che l’esercito stava portando via le bare nei forni crematori di altre città. Aggiungendo addirittura che: «La lettera sembrava fatta un po’ apposta. Non molto sentita»… ora prova a bruciare i tempi. E fornisce aggiornamenti indicazioni in tempo reale. Via social…

 

 

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