Fase 2, chi l’ha vista? I soldi ancora non arrivano e la serrata imposta al lavoro autonomo prosegue

martedì 5 maggio 12:19 - di Maurizio Gasparri
Fase 2 foto Ansa

Fase 2, chi l’ha vista? Certamente da lunedì le strade sono tornate a ripopolarsi, ma resta molto depresso il clima per la serrata ancora imposta al commercio, all’artigianato e in generale al lavoro autonomo. I dipendenti a reddito fisso, soprattutto quelli pubblici, hanno avuto la garanzia dello stipendio. Ma già quelli che sono stati messi in cassa integrazione nell’industria privata non hanno visto ancora un euro, perché l’inefficienza del governo e dell’Inps sta creando ritardi incredibili. Chi però vive un’autentica tragedia è la galassia del lavoro autonomo e del commercio. In questi giorni ciascuno di noi sta raccogliendo testimonianze che sono autentici gridi di allarme.

Fase 2, chi l’ha vista? Continuano a non arrivare i soldi

Non è solo la questione degli stipendi che non si riescono a tutelare. È tutto un circuito perverso che si innesca, perché se non circolano soldi, nessuno può ottemperare alla miriade di pagamenti e di scadenze mensili che ciascun italiano ha. Un circolo vizioso per cui chi non viene pagato, a sua volta non può pagare. Attività senza incassi, dipendenti senza stipendio, proprietari di case senza affitto o banche senza poter riscuotere mutui, tasse che non possono essere versate e così via. Ecco perché bisogna intervenire con erogazioni a fondo perduto per queste galassie che hanno perso ogni forma di sostegno e non possono far fronte alle loro attività quotidiane. Bisogna fare un piano molto serio per sostenere questo tipo di attività che sono importanti per tutti i cittadini, anche per quelli che in questi mesi si sono riversati sul commercio elettronico.

Una crociata per rappresentanti della libera iniziativa

Le attività di prossimità, infatti, sono un punto di riferimento insostituibile. Ancor più in questo momento così difficile in cui i rapporti umani stanno riconquistando il valore perduto. I ristoratori, i piccoli negozi, le botteghe sono il cuore delle nostre città e farle morire vuol dire desertificare centri storici e periferie. Ci vuole una crociata per questi rappresentanti della libera iniziativa, che già ogni giorno rischiano in proprio e che adesso, per colpa della crisi, rischiano di soccombere. Nella fase 2 questa deve essere la priorità da affrontare, di certo non l’unica, ma sicuramente una delle più importanti.

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