Era Sallusti o Gad Lerner? “Fascisti”, fategli un dispetto: non comprate più il Giornale

lunedì 18 maggio 15:51 - di Marzio Dalla Casta
Sallusti

Fascista e, per giunta, con l’aggravante del cretinismo. Che cosa vi può essere di più insultante? Nulla, almeno a giudicare dalla livida esibizione di Alessandro Sallusti contro David Parenzo. Una vera raffica, quella sventagliata dal direttore del Giornale dagli studi di Non è l’Arena, su La7. Lo avesse fatto Gad Lerner, transeat. È un avversario, e te lo aspetti se una volta messo alle strette vomiti l'”insulto” per uscire dall’angolo. Ma dal presunto amico, no. Perché all’amico, quello vero, gli puoi dare le spalle senza aspettarti che affondi il suo pugnale nella tua schiena. Sallusti forse lo ha dimenticato o ha fatto finta di dimenticarlo, ma fascista non è l’equivalente – chessò – di bonapartista.

Da Sallusti sventagliate di «fascista» contro Parenzo

A dispetto del tempo che passa, è un evergreen innaffiato con cura dagli antifa di professione perché chiunque possano poi sputarlo in faccia al nemico pro-tempore e paralizzarlo. Ne chieda conferma, se crede, al suo editore Silvio Berlusconi che in tal senso ha dato molto nella sua duplice veste di Cavaliere Nero e di “sdoganatore” di deputati in orbace. Oppure lo chieda mussolinianamente ai suoi lettori («Volete voi che io continui a usare questo termine della storia come un insulto?») e poi veda un po’ l’effetto che fa.

Livore lerneriano

Pure Indro Montanelli, che il Giornale l’ha fondato, non valicava mai le Colonne d’Ercole. Faceva incursioni a destra per razzie  elettoralistiche («Turatevi il naso e votate Dc»), ma salvava le apparenze e rispettava i suoi lettori. Che non erano certo fascisti, ma che tali erano considerati solo perché in quegli anni di spaccio della bestia trionfante si rifiutavano di sfilare, di vario rosso agghindati, sotto l‘arco costituzionale. È un pezzo della storia d’Italia, politica e giornalistica, che Sallusti ieri sera ha ridotto in pezzi. Il suo livore lerneriano segnala soprattutto una Caporetto culturale. È la certificazione della resa all’egemonia della sinistra ex, post e neo-comunista. Ai suoi lettori “fascisti” non resta che prenderne atto, con l’accortezza di non cumulare a questa spregevole condizione anche quella di «cretino». Il modo c’è, e pure semplice: non comprate più il Giornale.

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