Covid e cura con il plasma, continua il derby: «Non è la soluzione ma è un’arma in più»

giovedì 7 maggio 11:34 - di Gianluca Corrente
plasma

La cura con il plasma sta dando fiducia alla gente. Si spera sia la strada giusta. «Ho ricevuto la trasfusione e il giorno successivo ho sentito dei miglioramenti». È con queste parole a “Pomeriggio Cinque” che Mario Scali, medico di famiglia, descrive il suo percorso di guarigione dal coronavirus. Il dottore ha dovuto passare diciannove giorni in terapia intensiva nell’Ospedale Carlo Poma di Mantova ed è stato il secondo paziente a ricevere la cura con il plasma di coloro che sono guariti dal Covid-19. Mario Scali ribadisce come per lui sia stato immediato l’effetto della terapia a cui è stato sottoposto: «Ho fatto una sola sacca di plasma».

Plasma, si accende il confronto

Ma continuano le “resistenze”, i “sì, ma…” e i favorevoli. Si riaccende il derby che sta anche scatenando polemiche sui social. La cura con il plasma «non è la soluzione al problema, altrimenti il problema sarebbe già stato risolto». Lo afferma Pierluigi Lopalco, dell’Università di Pisa, a Radio 24. «E non è una scoperta recente: è un vecchio principio di terapia, utilizzato già in Cina e in America. L’evidenza iniziale di efficacia di questa terapia è abbastanza buona quindi è sicuramente un’arma in più, soprattutto per curare i casi più seri».

Il problema della disponibilità

«Resta il grosso problema legato alla disponibilità del plasma: ci devono essere i donatori che devono essere soggetti guariti da poco, perché la quantità di anticorpi nel sangue tende a diminuire, e gli anticorpi nel plasma devono essere di qualità e quantità sufficiente per essere utilizzati nella terapia. Un’arma in più ma non la soluzione a tutti i mali di questo maledetto virus». Pierluigi Lopalco è responsabile del coordinamento regionale emergenze epidemiologiche dell’Agenzia regionale strategica per la salute e il sociale della Regione Puglia.

«Nulla è gratis»

«Non c’è nulla che sia gratis», ha aggiunto Lopalco, spiegando: «È vero che il donatore dona in maniera gratuita, però tutto il processo non è mica gratuito. È un processo tecnologico importante e c’è il costo del personale. Non c’è il guadagno diretto di un’unica azienda ma c’è chi vende macchinari, chi vende test… e tutti fanno il loro giustissimo profitto».

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