Cosa cambia dal 3 giugno: ci si potrà spostare da una regione all’altra. Sì ai viaggi da e per l’estero in Ue

30 Mag 2020 14:28 - di Redazione

Cosa cambia dal 3 giugno: dopo il lockdown entra nel vivo la fase 2 dell’emergenza coronavirus con la riapertura dei confini delle Regioni italiane. A partire da quella data, infatti, sarà di nuovo consentito spostarsi tra Regioni diverse per qualsiasi motivo.

Spostamenti limitati solo se lo decide il governo

Palazzo Chigi sottolinea tuttavia che gli spostamenti interregionali “potranno comunque essere limitati, solo con provvedimenti statali (decreti del Presidente del Consiglio dei ministri o ordinanze del Ministro della salute), in relazione a specifiche aree del territorio nazionale, secondo principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio epidemiologico effettivamente presente in dette aree”.

I viaggi all’estero

Per quanto riguarda i viaggi all’estero, dal 3 giugno sono consentiti gli spostamenti da e per: Stati membri dell’Unione europea; Stati che fanno parte dell’accordo di Schengen (gli Stati non Ue che aderiscono all’accordo sono: Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera); Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord; Andorra, Principato di Monaco; Repubblica di San Marino e Stato della Città del Vaticano.

Stop alla sorveglianza sanitaria

Dal 3 giugno, inoltre, “le persone che entrano o rientrano in Italia da questi Paesi”, stando alle indicazioni fornite dalla Presidenza del Consiglio, “non saranno più sottoposte a sorveglianza sanitaria e isolamento fiduciario per 14 giorni, a meno che non abbiano soggiornato in Paesi diversi nei 14 giorni anteriori all’ingresso in Italia”. Dal 3 al 15 giugno “agli spostamenti da e per Stati diversi rispetto a quelli sopra elencati continuano ad applicarsi le stesse regole che fino al 2 giugno valgono per tutti gli spostamenti da e per l’estero”.

Ricciardi: per la Lombardia era meglio attendere

Intervistato da La Stampa Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza e docente di Igiene alla Cattolica, afferma che per la Lombardia era meglio aspettare.

“I numeri della Lombardia inducono ancora alla prudenza” osserva. ”La sfida ora – aggiunge – è quella di rintracciare e isolare precocemente tutti i nuovi positivi e devo dire che lo si sta facendo bene un po’ in tutta Italia. Ogni settimana vediamo riaccendersi qua a là qualche nuovo focolaio che viene però subito rintracciato e spento”. ”Dove la circolazione del virus è ancora intensa – aggiunge Ricciardi – bisogna essere prudenti, quindi per la Lombardia un po’ di attendismo non guasterebbe. Ma le mie sono considerazioni scientifiche, poi spetta alla politica decidere in base ad altre considerazioni sociali ed economiche”.

 

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