Basta con gli indugi: subito separazione delle carriere e indipendenza della magistratura

martedì 26 maggio 6:00 - di Carolina Varchi
Palamara

In piena emergenza coronavirus rischia di passare quasi inosservato lo tsunami che sta travolgendo la magistratura italiana. Dalle carte dell’indagine di Perugia e, più in particolare, dalla memoria delle chat di Luca Palamara, già presidente di Anm, emergono dettagli inquietanti sulla deriva delle correnti presenti in magistratura. Non sono più, infatti, sintomo di pluralismo culturale e ideale ma strumenti con i quali fare carriera e guadagnare posizioni o farne perdere agli avversari con i quali si concorre, per esempio, allo stesso incarico che sia una Procura o un posto al Ministero della Giustizia.

Caso Palamara, i messaggi inquietanti

E tra le chat nelle quali si pianifica la promozione o la bocciatura dei colleghi, ecco che spuntano i messaggi più inquietanti: pur conscio della insostenibilità delle accuse mosse al Ministro dell’interno dell’epoca, in materia di gestione dei flussi migratori, Palamara difende la scelta dei colleghi siciliani perché: «Ha ragione ma va attaccato (il Ministro n.d.r.)». A nulla possono valere le tardive e non spontanee scuse di Palamara al diretto interessato.

L’azione politica e l’azione giudiziaria

Con quale spirito i cittadini possono guardare alla magistratura tutta quando si ha la certezza che alcuni suoi esponenti (per fortuna non tutti) non resistono alla tentazione di ostacolare l’azione politica e governativa con l’azione giudiziaria? Hanno o no i cittadini il diritto di sperare di essere giudicati da magistrati che non si lasciano condizionare dalle convinzioni politiche o ideologiche? Non è un mistero che, grazie anche alla grancassa mediatica dei giornalisti oggi silenti ma di solito pronti a passare tutte le veline delle Procure, gli uffici del Pm siano nelle condizioni di determinare la vita politica, economica e istituzionale della Nazione anche solo con l’iscrizione di un soggetto nel registro degli indagati, indipendentemente dall’esito processuale della vicenda. Ciò che emerge dalle chat pubblicate da alcuni (pochi) giornali è un quadro sconcertante nel quale le correnti esistono solo a presidio del carrierismo più sfrenato.

I vertici di Anm decapitati per la seconda volta

I vertici di Anm sono decapitati per la seconda volta in un anno dagli stessi fatti portati alla ribalta dall’indagine di Perugia. Le logiche correntizie sono il sintomo più evidente di una crisi di sistema: come tutte le democrazie moderne, anche la nostra è fondata sul principio della separazione dei poteri. Ebbene, è necessario che tale principio torni ad essere rispettato, la magistratura non può fare politica nelle aule di giustizia né, tantomeno, nei tanti uffici ministeriali dove è dislocato quel piccolo ma potente esercito rappresentato dai magistrati fuori ruolo. 

Stop alle “porte girevoli”

Va fermato il meccanismo delle c.d. “porte girevoli”: chi vuole impegnarsi in politica deve lasciare la toga perché non basta rientrare in funzione semplicemente cambiando sede a garantire terzietà e imparzialità. Ormai indispensabile l’approvazione della legge sulla separazione delle carriere in magistratura, promossa dall’Unione delle Camere Penali Italiane e attualmente ferma alla prima commissione della Camera dei Deputati, della quale si deve pretendere l’accelerazione dell’iter legislativo. L’istituzione di due separati CSM sancirebbe l’indipendenza della magistratura giudicante da quella inquirente.

Caso Palamara e quel fenomeno da evitare

sarebbe auspicabile una riforma che vieti il fenomeno (un unicum tutto italiano) dei magistrati fuori ruolo, anche considerato il terremoto che sta investendo via Arenula dove le dimissioni a catena di alcuni magistrati chiamati a ruoli dirigenziali al Ministero della Giustizia, meriterebbero qualche spiegazione da parte del Ministro Bonafede che, probabilmente, impegnato com’era a salvare la sua poltrona, non si è neanche accorto di ciò che accade intorno a lui.

Commenti

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  • fabio dominicini 26 maggio 2020

    Scusate l’ignoranza, ma il Capo supremo dello Stato italiano non si chiama Mattarella ?
    Che mi risulta essere anche il Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura !
    Ma a costui non gliene cale proprio nulla di ciò che sta avvenendo pubblicamente ?
    Non ha un addetto stampa che gli legge i giornali ? Sarebbe forse il caso che qualcuno ,fra una inaugurazione ed un discorso, lo mettesse al corrente del casino che sta succedendo nell’ambito della magistratura nazionale .
    O forse non sono affari suoi ?! Forse mi sbaglio ?

  • sergio 26 maggio 2020

    al di sopra del PARLAMENTO che è espressione del voto popolare non c’è NESSUNO tutti gli apparati dello stato devono essere sotto il controllo delPARLAMENTO che controlla, nomina e rimuove,altro che indipendenza.

  • CORRADO D'INTINO 26 maggio 2020

    DIETRO IL POTERE DI CERTA MAGISTRATURA IDEOLOGIZZATA NON C’E’ UNO SLANCIO POLITICO DI SINISTRA MA L’APPOGGIO DEI PARTITI DI SINISTRA IN UN RECIPROCO SCAMBIO DI INTESE E PROVVEDIMENTI CHE VANNO SEMPRE A LEDERE IL CENTRO DESTRA. QUESTO AVVENNE CON LE CENTINAIA DI PROCESSI CONTRO BERLUSCONI E SI RIPETE ORA CONTRO SALVINI NEL DISPREZZO TOTALE VERSO LE SCELTE POPOLARI CHE VENGONO CALPESTATE DA QUESTI ACCORDI SOTTO BANCO DA MAGISTRATI E POLITICI CORROTTI ED OBBEDIENTI A RITUALITA’ CHE MOLTO SI AVVICINANO A QUELLE MAFIOSE O DI MASSONERIA DEVIATA

  • lamberto lari 26 maggio 2020

    Brava, bravissima Meloni ieri sera a quarta repubblica. Hai evidenziato in modo chiaro e inequivocabile quanto accade all’interno della Magistratura (noi del popolo la chiamiamo Giustizia). Eloquenti le intercettazioni, ridicole le difese e le motivazioni addotte a giustificare che quanto emerso è il modo convenevole di colloquiare dei magistrati nel privato. Ma quale privato, si parla di come addomesticare e condizionare delle azioni giudiziarie. Fa sorridere e incazzare quanto asserito da una giornalista dichiaratamente di sinistra che quelle conversazioni hanno un tono che chiunque di noi tiene in privato parlando di lavoro, è come giustificare il mafioso che parla con il suo collega mafioso dove dicono con toni di disprezzo come eliminare l’avversario scomodo, brava persona ma che è necessario dargli addosso e magari eliminarlo (questi fisicamente) (gli altri politicamente)!!! Ma come è possibile blaterare a pene di segugio…queste sono cose serie molto serie non paragonabili a chiacchere da bar sulla squadra del cuore. VAI AVANTI COSI’ GIORGIA, con forza e determinazione e chiarezza, ma stai attenta, perché questo groviglio di serpi è pronto a tutto…..dalla tua hai il popolo o meglio la gente onesta del popolo italiano e siamo in molti. ABBIAMO BISOGNO IN QUESTO PERIODO DI OSCURANTISMO DI UN/UNA LEADER VERO/A.

  • Carlo Cervini 26 maggio 2020

    A riformare seriamente la Giustizia non c’è riuscito mai nessuno…………..quel guardasigilli da operetta che abbiamo farà solo fumo, ma zero arrosto.
    D’altra parte comunisti & associati hanno usato i magistrati per distruggere gli avversari politici dal 1992 e il lupo, fellone, perde il pelo, ma non il vizio.

  • Pasquale Masellis 26 maggio 2020

    Non è che i prolblemi della Giustizia si risolvono con la separazione delle carriere.

    Si deve partire dalla formazione univesitaria che deve essere di qualità ,

    per proseguire con la selezione severa dei magistrati non solo sulla competenza, ma

    soprattutto, visto che andranno ad esercitare un enorme potere con le loro

    sentenze sul cittadino, con lo studio psicoattitudinale che deve essere in grado

    di escludere, dalla carriera in magistratura, le persone inattendibili dal punto di vista

    morale e con un orientamento politico fortemente caratterizzato.

    Pasquale Masellis

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