Aziende e lavoratori in Cig, solo il 6% ha visto i soldi promessi dal governo. Altro che atto d’amore…

giovedì 14 maggio 18:48 - di Federica Parbuoni
aziende

Disorganizzazione delle banche e richieste come l’apertura di un nuovo conto corrente hanno poi complicato ulteriormente la situazione, secondo l’esperienza dei consulenti del lavoro. Nel 18,6% dei casi, inoltre, la banca avrebbe proposto prodotti finanziari diversi da quelli previsti dai decreti Cura Italia e successivo Liquidità.

L’ecatombe delle aziende

Ma ci sono anche le richieste mai pervenute, che fanno parlare i consulenti di un numero di domande molto basso rispetto alle aspettative. Qui, oltre alla farraginosità del meccanismo segnalata dal 38,1% dei consulenti, pesa anche l’avvilimento degli imprenditori. Il 40,8% dei professionisti spiega che le imprese stanno in realtà valutando l’ipotesi di chiusura. Il 33,4%, poi, adduce come causa i tempi di erogazione della liquidità troppo lunghi e la mancanza di fiducia nei confronti del sistema bancario. Prima di tutto, però, quasi 8 consulenti su 10 (79,1%) spiegano che le aziende non vogliono indebitarsi ulteriormente. Un segnale evidente, dicono, della portata della crisi. E dell’inadeguatezza delle misure messe in campo dal governo, “incapaci di intercettare il reale bisogno delle aziende”.

La Cig anticipata solo a 6 lavoratori su 100

Non va meglio sul fronte dell’anticipo della Cig, dove solo 6 lavoratori su 100 hanno ricevuto l’erogazione dalle banche. Anche qui moltissimo lo hanno fatto la complessità delle procedure, insieme a scarsa organizzazione e richieste fuori decreto delle banche. Fra tutte, per esempio, la copia del Modello SR41, che i datori di lavoro devono inoltrare all’Inps per il pagamento della Cig. La circolare Abi del 23 aprile ha confermato che non è necessario. Ma il 78,2% dei consulenti del lavoro rivela che gli istituti di credito continuano a chiederlo diffusamente. Peggio che andar di notte, poi, per la Cassa integrazione in deroga, per la quale l’inoltro del modello all’Inps può essere fatto solo dopo aver completato l’iter regionale di autorizzazione. Una procedura che allunga i tempi a dismisura. Secondo le stime dei consulenti del lavoro, infatti, servono 50 giornate lavorative, con una variabilità dai 45 del Nord e 47 del Centro ai 65 del Sud.

Commenti

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  • Nicolo' 15 maggio 2020

    Governo vergognoso, Europa e immigrati sempre prima delle necessita’ degli Italiani.
    Bisogna pero’ agire di fioretto in parlamento, cercano convergenze per buttarli giu’ pezzo per pezzo: si inizi dalla sfiducia a Bonafede.
    Mentre pressione forte va fatta invece in Piazza, ove serve una riunione oceanica di protesta da destra contro una politica economica che non pensa a espansione e lavoro, che non difende il Made in Italy, che finalmente dovrebbe darci un ribasso shock delle tasse per ridiventare competitivi !!!

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