Aziende e lavoratori in Cig, solo il 6% ha visto i soldi promessi dal governo. Altro che atto d’amore…

giovedì 14 maggio 18:48 - di Federica Parbuoni
aziende

Piccole e medie imprese e lavoratori dipendenti in Cassa integrazione restano senza aiuti. Sia i prestiti da 25mila euro alle prime, sia l’anticipo del sussidio ai secondi, infatti, nonostante le promesse del governo, sono stati un flop. Misure rimaste, di fatto, al rango di annunci che non si sono tradotti in sostegno autentico agli italiani in difficoltà. I numeri parlano chiaro: appena il 6,2% delle aziende e il 6% dei dipendenti in Cig sono riusciti a ottenere i soldi dalle banche, le quali – tra misure governative macchinose e richieste di garanzie supplementari – si sono confermate davvero poco propense agli “atti d’amore”.

Per le aziende accolto solo il 6,2% delle 165mila domande

A fare la fotografia della situazione all’11 maggio, ovvero a quasi due mesi da quando le domande sono iniziate ad arrivare (il 17 marzo), è stata la Fondazione studi dei consulenti del lavoro. Tra l’11 e il 13 maggio la Fondazione ha somministrato a 1300 professionisti il sondaggio “Il ruolo delle banche nelle misure a sostegno di imprese e lavoratori”. Lo studio aveva lo scopo di valutare le difficoltà operative e procedurali per l’erogazione dei sostegni al reddito e l’accesso ai prestiti garantiti previsti dal cosiddetto decreto Liquidità. Ebbene, è emerso che solo il 6,2% delle 165mila domande per i prestiti da 25mila euro garantiti al 100% dallo Stato è stato accolto e liquidato.

Il ruolo delle procedure e delle banche

Il 78,8% dei consulenti del lavoro ha segnalato procedure tortuose e complesse, che hanno portato a rallentamenti nella fase istruttoria per il 68,9%. La stessa percentuale, poi, ha dovuto registrare da parte delle banche anche una richiesta di documentazione ulteriore rispetto a quella prevista dal decreto.

Commenti

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  • Nicolo' 15 maggio 2020

    Governo vergognoso, Europa e immigrati sempre prima delle necessita’ degli Italiani.
    Bisogna pero’ agire di fioretto in parlamento, cercano convergenze per buttarli giu’ pezzo per pezzo: si inizi dalla sfiducia a Bonafede.
    Mentre pressione forte va fatta invece in Piazza, ove serve una riunione oceanica di protesta da destra contro una politica economica che non pensa a espansione e lavoro, che non difende il Made in Italy, che finalmente dovrebbe darci un ribasso shock delle tasse per ridiventare competitivi !!!

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