L’Indignometro/ A “L’Eredità” incredibile errore sull’Istria. In Rai non si rispetta nemmeno la storia

martedì 7 aprile 12:13 - di Maurizio Gasparri
eredità

Il dibattito avviato da Pupi Avati sulla funzione del servizio pubblico quale divulgatore di conoscenza e cultura, ancor più in questo periodo di clausura forzata, sta avendo molti sostenitori. Lo stesso presidente della Rai, Marcello Foa, si è impegnato per una “crescita culturale” dei palinsesti dei canali generalisti. Ci auguriamo che questa fase di rinascimento la Rai la avvii veramente il prima possibile e a tutti i livelli, puntando con attenzione a tutti i contenuti veicolati. L’Indignometro avrebbe molto da dire su certe cadute di stile, strafalcioni e autentiche fesserie che vengono propalate in alcune trasmissioni di punta, come per esempio L’Eredità. Per non parlare delle fake news che perfino il principale Tg continua a divulgare.

Dagli autori de “L’Eredità” un clamoroso errore storico

Ma quello che è andato in onda nel corso di una puntata della trasmissione di Rai Uno L’Eredità ha dell’incredibile. Alla domanda “Quale penisola serbo-croata è stata annessa dall’Italia dopo la Prima guerra mondiale?”, la risposta data come corretta è stata “Istria”. Giusto, direbbero i più. Ma il problema non è la risposta. È la formulazione della domanda ad essere completamente sbagliata. L’Istria non era assolutamente una penisola serbo-croata, ma italiana. Pur essendo rimasta sotto il dominio austro-ungarico, l’Istria oltre alla posizione geografica, ha mantenuto lingua, cultura e tradizioni della comunità italiana che la popolava. L’errore storico è quindi clamoroso, e temiamo tradisca una ignoranza di fondo di alcune vicende fondamentali della storia recente italiana.

La Rai rispetti almeno la storia e la verità

Le atrocità compiute contro gli italiani di Istria dal regime comunista di Tito, l’esodo dei nostri connazionali che vivevano in quelle terre, il dramma delle foibe, il diktat imposto alla fine della Seconda guerra mondiale che strappò l’Istria e la consegnò alla Jugoslavia di Tito: verità che sembravano destinate all’oblio e che a fatica in tanti abbiamo cercato di riportare alla ribalta, anche grazie a una legge dello Stato. Ma nonostante questo riconoscimento istituzionale, in questi anni abbiamo assistito più volte – anche all’interno di alcuni programmi mandati in onda dalla Rai – a tentativi di mistificazione della realtà storica e di vero e proprio negazionismo nei confronti delle violenze subite dagli italiani sul confine orientale. Forse la proposta di Avati di una Rai di cultura e di sapere è irrealizzabile, visto il livello in cui è caduta. Ma almeno pretendiamo che si rispetti la storia e la verità.

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  • Menono Incariola 7 aprile 2020

    GIURAMENTO DI PERASTO
    ” In sto amaro momento, in sto ultimo sfogo de amor, de fede al Veneto Serenissimo Dominio, el gonfalon de la Serenissima Repubblica, ne sia de conforto, o citadini, che la nostra condota pasada, che quela de sti ultimi tempi, la ne rende più zusto sto ato fatal, ma doveroso par nu.
    Savarà da nù i vostri fioi, e la storia del zorno la farà saver a tuta Europa, che Perasto la ga degnamente sostegnudo fin a l’ ultimo l’ onor del Veneto Gonfalon, onorandolo co sto ato selene e deponendolo bagnà da el nostro universal, amaro pianto.
    Sfoghemose, citadini, sfoghemose pur; ma in sti nostri ultimi sentimenti, che i sigila la nostra gloriosa corsa soto el Serenissimo Veneto Governo, rivolgemose verso sta Insegna che lo rapresenta, e su de ela sfoghemo el nostro dolor.
    Par 377 ani la nostra fede, el nostro valor, la sempre custodia par tera e par mar, par tuto indove che i ne ga ciamà i so nemisi, che li xe stai pur queli de la Religion. Par 377 ani le nostre sostanze, el nostro sangue, le nostre vite, le xe sempre stae par Ti, S. Marco; e felicissimi sempre se gavemo reputà, Ti con nu, nu con Ti; e sempre co Ti sul mar nu semo stai ilustri e virtuoxi. Nisuni co Ti ne ga visto scampar, nisuni co Ti ne ga visto vinti e spauroxi!
    E se sti tempi presenti, infelici par imprevidensa, par disension, par arbitrii ilegali, par visi ofendenti la natura e el gius de le xenti, no Te gavese cavà via, par Ti in perpetuo sarave stae le nostre sostanse, el nostro sangue, la nostra vita, e piutosto che vedarTe vinto e dexonorà dai Toi, el corajo nostro, la nostra fede, se gavarave spelio soto de Ti.
    Ma xa che altro no ne resta da far par Ti, el nostro cuor sia l’ onoratissima To tomba, e el più puro e el più grando To elogio le nostre lagreme.”

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