I sindacati peggio del coronavirus. Non vogliono i voucher in agricoltura. Ma dove vivono?

sabato 4 aprile 13:17 - di Maurizio Gasparri

Laddove non arrivò il coronavirus, potè l’insensatezza dei sindacati. Sugli effetti  negativi che queste associazioni hanno sul lavoro e l’economia italiana a lungo si è detto. Ma quello che potrebbero fare oggi, in questo momento di grave crisi per il Paese, è veramente allarmante. Con un atteggiamento al limite tra l’intimidatorio e il demenziale, Cgil, Cisl e Uil si sono opposti alla reintroduzione dei voucher in agricoltura. Perché non consentirebbero la stabilizzazione del lavoro. Dimostrando una volta di più quanto il loro modo di agire sia completamente scollegato dalla realtà.

Coronavirus, la miopia dei sindacati

E’ chiaro che in tempi ordinari ai voucher vadano preferite altre forme di regolamentazione del rapporto di lavoro. Ma adesso l’ordinario è stato travolto dall’emergenza. E vanno assolutamente adottate misure temporanee ma efficaci. Per garantire continuità in alcuni settori. E soprattutto per impedire che si alimenti il lavoro illegale. Forza Italia ha presentato un emendamento per la reintroduzione temporanea dei voucher in agricoltura. Perché ad oggi mancano 200mila operai a causa del coronavirus. Le campagne sono state abbandonate, i campi non vengono più coltivati. M manca la manodopera.

I voucher sono l’unica proposta tampone

Le misure restrittive del governo hanno indotto tanti braccianti ad abbandonare il posto di lavoro. E ora, secondo Coldiretti, oltre un quarto della produzione agricola italiana è a rischio. E ben presto, per la miopia del governo che ha bocciato il nostro emendamento e per le demenziali pressioni dei sindacati, si rischia non solo di buttare al macero i nostri prodotti. Ma anche di vedere gli scaffali dei supermercati vuoti. L’inerzia del governo, soggiogato dal dannoso divieto dei sindacati, farà danni incalcolabili alla nostra economia. Al lavoro, al made in Italy. L’ennesima dimostrazione di ottusa irresponsabilità. Che ucciderà una parte essenziale del sistema produttivo del nostro Paese.

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