Coronavirus, l’appello: “A medici e infermieri morti in servizio stessa indennità dei caduti delle Forze dell’ordine”

venerdì 10 aprile 14:06 - di Redazione
CORONAVIRUS - medici e infermiri i piè esposti

Un indennizzo agli operatori della Sanità morti per il Coronavirus identico a quello già riconosciuto agli operatori delle Forze dell’ordine caduti in servizio.

E’ l’appello che Antonio Rebuzzi, professore di Cardiologia all’Università Cattolica di Roma e direttore della Terapia intensiva cardiologica del Policlinico Gemelli, lancia al mondo della politica assieme all’Adnkronos Salute e al canale tv su Sky Doctor’s Life. Che è seguito da circa 100 mila medici e farmacisti italiani.

Il professor Rebuzzi chiede con forza di passare dalle parole ai fatti dopo la strage che ha fatto il Coronavirus fra medici e infermieri.

“Tutti ci dicono che siamo eroi. Ma, intanto, 107 medici sono morti. Come pure 28 infermieri. Allora serve una proposta di legge – esorta Rebuzzi – che tratti gli operatori sanitari morti in servizio esattamente come i poliziotti morti sul campo. Riconoscendo le stesse indennità“.

L’appello che il professore di Cardiologia all’Università Cattolica di Roma e direttore della Terapia intensiva cardiologica del Policlinico Gemelli  lancia, dunque, al mondo politico è quello di intervenire. E riconoscere, attraverso, “una proposta di legge” le “stesse indennità dei poliziotti uccisi in servizio” a medici e infermieri morti mentre erano impegnati a contrastare Covid-19“.

“Siamo eroi? – si chiede Rebuzzi. – Alcuni colleghi sono morti alla soglia della pensione. Altri richiamati in servizio. Altri ancora quando avevano tutta la vita davanti”.

“Dunque lo Stato – insiste il cardiologo – deve riservare a questi operatori sanitari e alle loro famiglie lo stesso trattamento dei poliziotti morti in servizio“.

Cioè, “una somma agli eredi di questi colleghi, medici e infermieri caduti perché stavano facendo il proprio dovere. Vorrei proprio sapere chi sarà contrario, e soprattutto perché”, conclude il cardiologo, prima di andare a “bardarsi” per entrare in servizio come ogni giorno in ospedale. E combattere la sua personale battaglia contro il Coronavirus.

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