Come mai l’inquinamento persiste nelle nostre città? Allora non erano le automobili…

lunedì 6 aprile 16:35 - di Andrea Migliavacca
inquinamento da traffico
Dopo alcune celeberrime cantonate di esperti e di politici, arriva il momento in cui ciascuno può dir ciò che vuole. Nella consapevolezza che potrà essere deriso, accusato o semplicemente ascoltato. Azioni che possono essere affrontate anche in diverso ordine e pure cumulativamente.

Inquinamento e Covid

Il tema dominante è, ovviamente, il Covid, a cui improvvidamente è stato accostato un numero (il 19), quasi come se dovessimo attenderci una riedizione, per gli anni a seguire. In verità, il “Piano nazionale di preparazione e risposta ad una pandemia influenzale”, che tardivamente è stato rispolverato, anche questo prevede, con una espressione difficilmente comprensibile ai più (come chi scrive): la “deriva” e lo “spostamento” antigenico.

Mai attuato il Piano di prevenzione

Un prontuario sensato, quello contenuto nel Piano nazionale, che poneva in evidenza la necessità di preparare in anticipo le strategie di risposta alla eventuale pandemia. Considerata l’incertezza sulle modalità e i tempi di diffusione. Fanno da corollario a questa premessa due concetti difficilmente conciliabili (e l’attuale esperienza ha evidenziato le nostre fragilità). Tempi e modalità di risposta alla pandemia, da un lato, e gli investimenti, dall’altro. Il ritardo potrebbe comportare una risposta inadeguata ed un investimento eccessivo, uno spreco.

Le polemiche sull’inquinamento

Molti sostengono come non sia il momento della polemica, sebbene il colore politico enfatizzi, come al solito, in Italia, la faziosità. Gli stessi, tuttavia, non perdono occasione per criticare l’altrui operato e questo, ovviamente vale per tutte le direzioni a cui tendono e da cui partono le critiche. E allora nel difficile tentativo di riporre le armi, si cerca di affrontare considerazioni che mettano insieme alcuni dati, per indurre chi abbia gli strumenti, la preparazione e il titolo, a riflettere e, nel caso, assumere le conseguenti iniziative, nell’interesse di tutti.

Le polveri sottili possono trasmettere il Covid?

Uno studio delle Università di Bologna e di Bari ha evidenziato una correlazione tra la presenza di inquinamento (PM10) e la diffusione del Covid. Le polveri sottili quale veicolo di trasmissione del virus. Anche questa è un’ipotesi, nelle miriade affrontate. Ed in effetti, consultando il portale dell’Arpa, a Milano (come Roma), in questi giorni, sebbene il traffico automobilistico sia azzerato, continuano a registrarsi livelli di concentrazione delle polveri sottili molto elevati.

L’inquinamento non è causato dalla circolazione stradale

Nel difficile compito di comprendere se il contegno di alcuni cittadini indisciplinati sia la causa dell’anomalo andamento della parabola dei contagi (ammesso che i dati siano attendibili), in particolare a Milano, perché escludere l’ipotesi dell’inquinamento? Considerazione affrontata non già per giustificare la violazione delle disposizioni di legge nazionale e regionale. E neppure per incoraggiare i menefreghisti, e neanche per criticare la scelta a suo tempo affrontata del sindaco di Milano, di creare l’Area B (quella che ha inibito la circolazione ai veicoli diesel euro4). Solo per comprendere.
Se, dunque l’inquinamento non è determinato dalla circolazione stradale (com’era noto), può essere che il riscaldamento domestico ne sia la causa. Perché non interromperne anzitempo il funzionamento? Il lavaggio di strade e marciapiedi potrebbe, invece, comportare un duplice vantaggio. Rimuovere il virus, ove mai possa sopravvivere – come si dice – “in cattività” ed abbattere l’inquinamento da polveri sottili. E’ un’ipotesi?

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