Arcuri ora gioca in difesa: «L’app “Immuni” non sarà obbligatoria»

21 Apr 2020 13:39 - di Aldo Garcon
Arcuri

«Il virus è ancora tra noi. È un po’ più contenuto, un po’ meno forte, ma non è sconfitto né allontanato. Io non do consigli al governo. L’andamento dell’epidemia è noto a tutti, i numeri ci danno il segno che sta regredendo, attendo che il governo mi dica quando inizierà la fase 2». Sono le parole del commissario straordinario Domenico Arcuri in conferenza stampa alla Protezione civile.

«Ci sono ancora 2573 italiani ancora in terapia intensiva, ma ci sono anche 2659 ventilatori che servono a combattere questo virus e a salvare vite. Ieri per la prima volta il numero dei ventilatori ha superato quello dei pazienti in terapia intensiva. Questo grazie allo sforzo straordinario fatto in questi mesi con il commissario Borrelli e i nostri collaboratori per mandare i ventilatori nelle Regioni – I numeri dicono che il contagio si sta attenuando». Quanto alla Fase 2, «non bisogna prendere alcuna decisione frettolosa, dobbiamo essere ancora più consapevoli e responsabili. Non dobbiamo abbandonare né la cautela né la prudenza». Il virus, ha aggiunto, «è ancora tra noi. I nostri concittadini hanno imparato ad attrezzarsi e a fronteggiarlo, a costo di una sostanziale privazione delle libertà e proprio per questo dobbiamo sapere che non è stato sconfitto né allontanato». E sull’app “Immuni” che finirà con lo  schedare gli italiani gioca in difesa. «Il contact tracing è una modalità per garantire che in qualche modo vengano conosciuti e tracciati i contatti che le persone hanno, molto importante se qualcuno si contagia. Possono essere usati per contenere la diffusione del virus. In tutto il mondo alleggerire il contenimento significa essere in grado di mappare tempestivamente i contatti delle persone; l’alternativa sarebbe non alleggerire le misure, privandoci di quote importanti della nostra libertà come in queste settimane è accaduto».

Arcuri e l’app per il contact tracing

L’app per il contact tracing risponderà a due requisiti fondamentali: la sicurezza e la privacy. I dati anagrafici e sanitari dei cittadini dovranno essere conservati su una «infrastruttura pubblica e italiana». «La privacy e la riservatezza dei dati – ha aggiunto Arcuri – è un diritto inalienabile ed irrinunciabile». Dunque «non sarà da parte mia possibile allocare queste informazioni in un luogo che non sia un’infrastruttura pubblica e italiana. Dove comincia e dove finisce il contact tracing? Assume una valenza fondamentale per accompagnare l’allentamento delle misure di contenimento se si connette al sistema sanitario».

Come funziona l’app

E poi ha spiegato: «Un cittadino che scarica l’app sul suo device e ha garantite sicurezza e privacy non può solo produrre un “alert” verso altri cittadini con cui è stato in contatto, ma non è sufficiente. Sarà necessario, in tempi ristretti e nelle forme possibili, che l’app si possa connettere al sistema sanitario nazionale, che dia informazioni perché si possa intervenire tempestivamente ed efficacemente. Solo così il contact tracing avrà una valenza e non sarà solo un sistema informativo. L’app di contact tracing non sarà obbligatoria. Ho letto che noi avremo in testa di rendere obbligatoria l’app per i cittadini, questa è una farsa – ha aggiunto – L’app sarà e resterà volontaria».

«L’Italia è il Paese che ha fatto più tamponi»

L’Italia,  ha detto ancora Arcuri, è il paese che ha fatto più tamponi in relazione al numero di abitanti. «Su ogni 100mila abitanti – ha detto – la Francia ha fatto 510 tamponi, la Gran Bretagna 710, la Spagna 1.990, la Germania 2.063 e l’Italia 2.244». Ad oggi, ha aggiunto, vengono distribuiti 250mila tamponi al giorno alle regioni e l’aumento di quelli eseguiti è del 500% rispetto ad un mese fa: erano 182mila, oggi sono oltre un milione. «Questo – ha concluso – è uno dei tanti risultati della combinazione virtuosa del lavoro fatto dagli uffici del Commissario, della Protezione Civile e delle Regioni. Ci sono 40,3 milioni di mascherine nei magazzini delle Regioni, aggiornato a ieri. Servirà per fronteggiare picchi di domanda o rigurgiti dell’emergenza. Ormai questo argomento delle mascherine lo possiamo accantonare, ha lasciato il passo a ulteriori questioni. Continuiamo una massiccia distribuzione, sono soddisfatto della trasparenza delle Regioni che dichiarano di averne un po’ più di quelle che gli servono».

 

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