Animali e Covid, cosa sappiamo: criceti e furetti suscettibili al virus. Cani e gatti: l’uomo li infetta, non viceversa

venerdì 24 aprile 19:41 - di Redazione
cani e ricerca sugli animali e il coronavirus foto Ansa

In questi mesi di infezioni e guarigioni, tutti si sono interrogati sull’origine del virus. Molti hanno incentrato le ricerche sulla trasmissione dagli animali all’uomo. In pochi hanno davvero capito come stanno le cose che riguardano contagi e virus sugli animali. A partire da quelli di compagnia. E allora, cani e gatti sono suscettibili al virus. Altri animali domestici possono infettare l’uomo? E come? A queste domande rispondono diversi autorevoli studi che, nell’insieme, stabiliscono intanto una prima verità: non tutti gli animali sono vulnerabili al nuovo coronavirus.

Animali e coronavirus: criceti, furetti e pipistrelli suscettibili all’infezione

Dunque, se finora sono stati segnalati casi in alcuni pet, contagiati dai proprietari (per non parlare dei grandi felini dello zoo di New York), i ricercatori di tutto il mondo hanno provato a vedere come reagiscono altre specie alle infezioni in laboratorio. Ebbene, secondo alcuni studi, i criceti appaiono vulnerabili. Al contrario di maiali, anatre e polli. È quanto emerge dal nuovo rapporto tecnico dell‘Istituto superiore di sanità, che fa il punto sulle infezioni negli animali e stila le precauzioni a tutela di questi ultimi. E di coloro che ne se prendono cura nella pandemia. Intanto, allora, sembra farsi strada una prima verità. «Infezioni sperimentali sono state condotte in Germania presso il Friedrich Loeffler Institute, somministrando Sars-CoV-2 per via intra-nasale a maiali, polli, pipistrelli della frutta e furetti. Furetti e pipistrelli sono risultati suscettibili all’infezione, a differenza dei maiali e dei polli.

I furetti sarebbero più vulnerabili

La replicazione virale più efficiente, con titoli più elevati, è stata osservata nei furetti. Inoltre, tre furetti non infettati sperimentalmente, posti nelle gabbie in prossimità dei furetti infettati, sono anch’essi risultati positivi». Due recentissimi studi hanno indagato la suscettibilità del criceto (Mesocricetus auratus) all’infezione intranasale. «Entrambi i lavori documentano una significativa suscettibilità del criceto al virus. Gli animali – riferisce l’Iss – hanno sviluppato una sintomatologia lieve caratterizzata da letargia, pelo arruffato, moderata perdita di peso e aumento della frequenza respiratoria».

Ma guariscono tutti in capo a 2 settimane

Il quadro clinico-patologico di questi animali «va incontro a progressiva e completa remissione dopo circa 2 settimane. Allorché si osserva la comparsa di anticorpi neutralizzanti. Criceti sani, alloggiati nelle stesse gabbie di quelli infettati sperimentalmente, contraggono anch’essi l’infezione, segno della possibilità di trasmissione intraspecifica del virus”. Il lavoro sperimentale citato in precedenza per gatti, furetti e cani ha testato anche animali di interesse zootecnico quali suini, anatre e polli, escludendo, nelle condizioni sperimentali adottate, la loro suscettibilità a Sars-CoV-2. «Si tratta, però, di dati preliminari – ammonisce il report Iss – che necessitano di ulteriori conferme sperimentali, anche in funzione del fatto che Sars-CoV, strettamente correlato a Sars-CoV-2 dal punto di vista genetico e biologico, è stato in grado di infettare per via naturale la specie suina».

Cani e gatti: è più probabile che sia l’uomo a contagiarli e non viceversa

Il primo fu il volpino di Pomerania a Hong Kong. Poi sono emersi casi di positività al coronavirus anche in un gatto in Belgio e in una tigre a New York. Seguita dalla sorella e da tre leoni africani. «La diffusione dell’infezione da virus Sars-CoV-2 nell’uomo avviene per contatto inter-umano. Tuttavia, i gatti, i furetti e, in misura minore, i cani sono suscettibili all’infezione». Lo sottolinea il nuovo rapporto tecnico dell’Istituto superiore di sanità, un documento in 30 pagine che fa il punto sulle infezioni negli animali e stila le precauzioni a tutela di questi ultimi e di coloro che ne se prendono cura nella pandemia. Gli animali da compagnia, infatti, «possono essere potenzialmente esposti al virus Sars-CoV-2 in ambito domestico. E contrarre l’infezione attraverso il contatto con persone infette. Ciononostante, allo stato attuale, non esistono evidenze che gli animali da compagnia svolgano un ruolo epidemiologico nella diffusione all’uomo del virus – ricorda l’Iss –. Anzi, il rapporto con gli animali è importante per il nostro benessere in questo periodo di forzato isolamento.

Come proteggerli da eventuali infezioni domestiche

Tuttavia per proteggerli è necessario adottare precauzioni per un accudimento sicuro, soprattutto se si è contagiati». Tanto è vero che, nell’ultimo rapporto, realizzato dal Gruppo sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare dell’Iss, fra le raccomandazioni, leggiamo che «le persone con diagnosi sospetta o confermata di Covid-19 dovrebbero evitare di avere contatti con gli animali presenti nel contesto domestico. E non dovrebbero, nei limiti del possibile, occuparsi del loro accudimento. Questo dovrebbe essere assicurato prioritariamente grazie all’aiuto di un familiare o convivente. E in caso di necessità, prevedendo il ricorso ad aiuti esterni».

I casi noti nel mondo di animali infettati

Ma quali sono i casi noti nel mondo di animali infettati? Oltre al volpino di Pomerania di 17 anni, di proprietà di una donna di Hong Kong affetta da Covid-19 e asintomatico. Poi morto «per ragioni che, secondo le autorità di Hong Kong, non sembrano legate al coronavirus, ma a pregressa patologia renale e cardiaca», si segnala un pastore tedesco. Sempre ad Hong Kong, di proprietà di un paziente affetto da Covid-19. Il pastore tedesco che viveva assieme ad un altro cane, risultato negativo ai test. «Nessuno dei due animali presentava sintomi clinici rilevanti». Sempre ad Hong Kong, si è recentemente aggiunta la segnalazione di un gatto positivo, che non mostrava segni di malattia. Il 27 marzo presso l’Università di Liegi in Belgio, è stata rilevata la presenza dell’Rna virale nelle feci e nel vomito di un gatto che mostrava sintomatologia respiratoria e gastroenterica. L’animale aveva sviluppato i sintomi a distanza di una settimana dal rientro della sua proprietaria dall’Italia, con diagnosi positiva per Covid-19…

 

 

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