Allarme virus nei campi rom: disagi e scarsa igiene. Contro l’epidemia solo infusi della nonna e scongiuri

18 Apr 2020 12:58 - di Redazione
coronavirus e campi rom foto Ansa

In queste settimane di pandemia. Di contagi veloci e di morti, si sta delineando sempre più drammaticamente un’emergenza nell’emergenza: provano a contrastare il dilagare del coronavirus nei campi rom d’Italia. Focolai ad alto rischio, per chi ci vive e per i residenti che abitano nelle vicinanze degli insediamenti abusivi. Una situazione delicata, ulteriormente complicata dalla difficoltà di aiutare in situazioni in cui, come già documentato nei giorni scorsi sul nostro sito, molte delle persone che vivono in baraccopoli in situazioni di disagio, rifiutano aiuti e disponibilità ad adeguarsi all’osservanza di disposizioni igienico-sanitarie di base.

Il virus nei campi rom: una bomba a orologeria

Come dimostrato proprio in queste ore, per esempio, in un reportage pubblicato dal sito de Il Giornale che, denunciando quando sta accadendo in un campo rom di Giugliano in Campania, nel Napoletano, analizza la situazione del luogo i cui, «quasi 500 persone provano a tenere lontano il nuovo coronvirus con le preghiere. E affidandosi agli infusi delle donna più anziana del gruppo». E così, come scrive il quotidiano diretto da Sallusti, i rom del campo «pregano e si affidano agli infusi miracolosi della “nonna” per tenere lontano il virus». Con buona pace di «distanziamento sociale. Pulizia degli ambienti. Igiene personale, soprattutto il lavarsi le mani», che sono notoriamente alcune delle regole principali da seguire per prevenire il contagio da Covid-19. Ed ecco che continua ad incrementarsi, con tutte le conseguenze del caso, un’emergenza nell’emergenza. Difficile da gestire. Complicatissima da arginare.

Nell’insediamento di Giugliano? Lo curano con infusi miracolosi della nonna…

Come spiega infatti Il Giornale in un lungo e dettaglio reportage sul campo nomadi di Giugliano, in luoghi dove le condizioni igienico-sanitarie sono precarie, se non inesistenti. In insediamenti popolosi in cui mancano i servizi minimi essenziali. In villaggi alla periferia della città che sono baraccopoli sovraffollate, i richiami alle norme preventive diventano appelli inascoltati. Disposizioni quasi impossibile da seguire, nonostante anche lì arrivino via tv le notizie della pandemia e delle sue vittime.  Tanto che, proprio dagli stessi residenti dei campi rom, allarme e denuncia di abbandono e segregazione in piena crisi epidemica, sono ormai quotidiani. Non a caso, riporta il quotidiano milanese, gli stessi residenti dalle baraccopoli, puntano il dito contro le istituzioni statali e le amministrazioni locali, dicendo: «Qui non è venuto nessuno a informarci, a dirci come ci dovevamo comportare. Noi lo abbiamo saputo dalla televisione. Il Comune ci ha abbandonato”, dicono nell’insediamento. E pensare che riescono ad accendere il piccolo schermo solo perché si sono allacciati illegalmente alla rete elettrica. Fino a qualche mese fa nel campo non avevano nemmeno l’acqua corrente. “Poi abbiamo risolto noi – raccontano –. Abbiamo comprato dei tubi. Li abbiamo montati. E ora abbiamo delle fontane».

Non c’è solo il campo rom di Giugliano…

E non c’è solo Giugliano. Come ha scritto già una settimana fa L’Osservatore Romano sul suo sito, l’emergenza attanaglia centinaia di migliaia di nomadi che vivono ai confini delle nostre città in tutta Italia. «È la realtà di molti rom, sinti, camminanti, circensi e giostrai che durante questa pandemia vivono in condizioni sanitarie e alimentari preoccupanti. La gran parte di queste 170.000 persone risiede in abitazioni. E la metà ha cittadinanza italiana. Ma decine di migliaia di loro vivono nei campi. Gli adulti non lavorano da settimane e i bambini sono lontani da scuola». E ancora. «In questo periodo le chiese locali e le organizzazioni cattoliche offrono cibo e cure, assicurando iniziative di welfare a settori della società che rischiano di finire in fondo all’agenda delle urgenze».

Ma il rischio è virale per tutti

Eppure il rischio è virale per tutti. Perché tra le casette prefabbricate dei villaggi più o meno attrezzati, come in qualsiasi luogo di aggregazione, il rischio che baraccopoli e insediamenti vari si trasformino da un momento all’altro in pericolosi, nuovi focolai di contagio del virus è incalzante. E intervenire, come anticipato in apertura, spesso quasi impossibile. Significa scontrarsi con stili di vita. Cultura ancestrale. Situazioni di fatto, difficilissime da mettere in discussione e scardinare.

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