Sul coronavirus l’Europa non raggiunge neanche la sufficienza

giovedì 26 marzo 13:28 - di Maurizio Gasparri

Se non ora, quando? Se l’Europa non si dimostra veramente solidale ora, davanti a una pandemia, quando lo farà? L’impressione che abbiamo avuto finora è quella di uno stop and go francamente disarmante. Se dovessimo dare un voto a questa Europa, a stento arriveremmo alla sufficienza. Nei giorni scorsi sono successe cose gravissime.

Alcuni Paesi hanno perfino bloccato l’esportazione di materiale sanitario come le mascherine verso l’Italia. Una vergogna che grida vendetta in onore e memoria dei tanti morti italiani, dei medici e degli infermieri che stanno lottando a mani nude contro questo male mettendo ogni istante la propria vita a rischio. Questa mancanza di solidarietà, solo in parte recuperata, è la negazione stessa delle ragioni del nostro stare insieme come un’unica comunità, una unione di Stati.

La crisi legata al coronavirus è quindi un’occasione storica perché l’Europa ripensi se stessa e decida cosa vuol fare da grande. Serve più coraggio. Serve un’iniezione di liquidità perché solo con le nostre forze non possiamo farcela. E’ questo il momento in cui l’Europa deve mettere in campo tutta la forza di cui dispone per sostenere la liquidità dei mercati. Dopo un pessimo segnale iniziale, la Bce ha cominciato a muoversi lanciando un nuovo quantitative easing da 750 miliardi.

La Banca europea degli investimenti ha stanziato, invece, 50 miliardi. Ma ovviamente ne dovrà investire molti di più in un grande piano di infrastrutture per garantire la ripresa. L’Europa deve fare di più. Stiamo attraversando la più grande crisi dal secondo dopoguerra, una crisi che richiede una economia di guerra. Non ci accontentiamo delle munizioni che ci ha dato. O l’Europa ci offre il doveroso equipaggiamento, o l’Europa perde la sua battaglia più grande e muore.

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