Osi criticare il governo? Sei sciacallo, fascista o addirittura sovranista….

31 Mar 2020 12:45 - di Andrea Migliavacca

Sei uno sciacallo! È l’insulto che va di moda, quando ci si permette di criticare l’operato del Governo. Oppure, fascista! Afferma l’anonimo quando non si è allineati alle sue idee. Sovranista, invece, quale rafforzativo, in quanto sinonimo di imbecille egoista. Ma per gentil concessione, c’è ancora la libertà di espressione, perché il nonno partigiano dell’anonimo contraddittore ha contribuito a scrivere la Costituzione.

Ad un livello superiore, quello politico, il livello di dialogo cambia di poco.

Quando il Sindaco di Roma ha sussurrato ai suoi concittadini la sua preoccupazione per i lavoratori in nero, lo ha fatto per sondare la reazione dell’opinione pubblica. Era già allo studio il “reddito di base universale”, al quale avrebbero diritto di accedere gli ultimi; quelli che vengono subito dopo gli aspiranti percettori del “reddito di ultima istanza”. Ingenerosa espressione che riguarda una indistinta platea di lavoratori, nella quale un tempo spiccavano professioni ambite, come quella dell’avvocato o del commercialista.

 

Il reddito di ultima istanza è l’ingenerosa definizione di una misura alla quale potrebbero partecipare, grazie all’intervento correttivo del Ministro del Lavoro, anche i collaboratori occasionali ed liberi professionisti. Questi ultimi potranno ricevere (non direttamente, ma attraverso le proprie casse previdenziali private) 600 e finanche 800 euro, ove abbiano dichiarato per il 2018, redditi non superiori a 50.000 euro.

L’ultima spiaggia non è, dunque, il sussidio al popolo delle partite IVA, ma il reddito di base universale – espressione che ricorda molto i racconti di fantozziana memoria – ed include tutti coloro che hanno cessato, ridotto o sospeso la loro attività od il loro rapporto di lavoro, anche non regolarizzato. Una forma di tutela, dunque, anche ai lavoratori “in nero”, che non abbiano percepito nel 2019, un importo non superiore a 25.000 euro.

Perchè, dunque, premiare con un sussidio chi ha lavorato sottraendo base imponibile all’erario; perché distribuire a pioggia pochi spiccioli a tanti, anche a chi, magari per necessità, ha evaso, sottraendosi ai controlli inesorabili del grande fratello fiscale. Dubbi, perplessità ed incertezze, colgono i dissenzienti. Destinatari degli insulti di cui sopra.

E se alla base di questa iniziativa, apparentemente scellerata, ci fosse la volontà di far riemergere il sommerso, comprenderlo e contrastarlo definitivamente?

Una scelta tanto sottile ed azzardata che non può essere stata concepita con queste finalità da chi ha elaborato il reddito di cittadinanza. Ed allora tornano preponderanti alcune preoccupazioni, che il popolo silente, recluso ed assopito si pone, nella consapevolezza che l’Europa non affronterà a favore dell’Italia, o meglio dei paesi sud-europei alcuna iniziativa.

I cittadini, vittime di un virus tanto subdolo, quanto ignoto, che ha trovato terreno fertile nell’inconcludenza enelle pastoie della burocrazia attendono risposte concrete a problemi attuali, quelli che l’Esecutivo non ha voluto (anzi non si è curato di) esaminare, nelle numerose misure.

È evidente a tutti come le misure adottate siano insufficienti e, per uno strano contrappasso, il legislatore sembra comportarsi coi propri cittadini esattamente come l’Europa, nei confronti degli Stati più deboli.

Non si possono pagare canoni di locazione, mutui, utenze e neppure le rette scolastiche, che le scuole paritarie richiedono e tra poco neppure il cibo. Quali, dunque, le risposte?

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