L’ansia da coronavirus significa che siamo un popolo normale

lunedì 16 marzo 6:00 - di Francesco Storace

Ansia in mille modi, quando riesci finalmente a mettere le idee a posto per i ordinare la spesa alimentare su Amazon e ti rispondono che non prendono richieste nella giornata e forse nemmeno in quella successiva. Scopriamo che siamo in troppi a fare la stessa cosa nello stesso giorno.

Prepariamoci per tempo, adesso che lo sappiamo. “La prossima ansia” arriverà quando spunterà Conte ad annunciarci il 3 aprile che ci vorrà qualche altro giorno – quanti? – di sacrificio tra le mura domestiche. Rideremo come isterici quando ci diranno che per l’ora legale (o quella solare, stiamo perdendo la cognizione del tempo) resteremo a casa un’ora in più.

Vuoto di memoria. Chi ha sparato la sentenza: “Ci sentiamo dire che i nostri nonni o genitori sono andati in guerra e a noi viene chiesto solo di restare sul divano”?

Domande che inquietano

Queste sono le domande che inquietano perché non comprendono che viviamo una condizione anormale che non può essere svillaneggiata. Però riflettiamoci: è normale invece proprio l’ansia che è in noi. La preoccupazione deve essere considerata ovvia, perché saremmo irresponsabili a non avere timore, se non per noi stessi, per i nostri cari, i nostri amici.

La tosse, la febbre, respirare male. E subito pensiamo “eccolo”. Dobbiamo saper essere freddi, ragionare sul nemico che c’è ma non sappiamo da dove arriva. Per questo dobbiamo stare in casa.

Non serve lamentarsene, perché è la condizione del tempo che viviamo. Fra poco vedremo soffrire gli altri popoli dopo che sarà passata la buriana da noi, ma non dovremo gioirne. Ma essere fieri per esserci comportati comunque con il raziocinio di chi ha compreso il rischio che corre e lo affronta con santa pazienza.

Si comprende anche chi vede fermare la propria attività, non poter ricavare quello che aveva legittimamente sperato dal proprio lavoro. Pure questo provoca ansia. I soldi torneranno se ci sarà la salute.

E speriamo solo che non  ci si mettano i grillini a spargere ansia in giro con un bel dibattito pure sullo stipendio di Bertolaso in Lombardia. Diteglielo prima, a costoro, che percepirà un euro.

Commenti

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  • MarioSalvatore MANCADIVILLAHERMOSA 16 marzo 2020

    Non poteva dire di meglio. Quanto ai grillini, stiamo tranquilli: raglio d’asino al ciel non giunge. E se sanno che percepirà un euro (a titolo simbolico) diranno che sarà o una bufala o un tranello per ingannare la gente. La madre dei malafedisti, purtroppo, è sempre incinta.

  • maurizio pinna 16 marzo 2020

    Siamo un Popolo normale con una burocrazia Dirigente inadeguata. Leggo che stanno pensando di statalizzare le industrie che producono materiale strategico per combattere il virus. Ma ciò doveva essere implicito da tempo, esistono normative italiane che risalgono addirittura a decenni fa in cui il Governo DEVE tenere a giorno la lista delle strutture strategiche per il Paese che all’emergenza passano sotto il controllo dello Stato, fanno parte di quei famosi piani di contingenza che nessun Governo ha mai approntato. Comunque ciò che più disturba è lo stato pietoso in cui è stata abbandonata la sanità, è evidente che se per fare una tac occorrono 6 mesi , all’emergenza ci sarà senz’altro qualcosa che non andrà! Da ultimo dovrebbe finire la questione sinistra dell’esterofilia a scatola chiusa, il chiodo fisso dell’accoglienza a gogo, del fatto che chi recrimina sulle malefatte dei Paesi europei è un pericoloso razzista. Quando tutto sarà finito bisognerà mandare il conto ai compagni, oltre alla laurea ad disonorem di perfetti incapaci.

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