La straziante auto-denuncia di un medico di famiglia: «Ho i sintomi, lo dico per non far male a nessuno»

mercoledì 25 marzo 19:52 - di Redazione
Medico di famiglia foto Ansa

«Non sono più in grado di garantire la sicurezza dei miei assistiti». Per questo Giorgio Barbieri, medico di famiglia. Coordinatore Fp Cgil Lombardia medici di medicina generale, ha deciso di autodenunciarsi come sospetto positivo Covid-19. «Ho quasi tutti i sintomi, per questo ho inviato ai vertici della mia Ats, l’Ats Brianza, notifica formale, segnalando che continuerò a lavorare solo attraverso contatti telefonici. Da oggi chiudo precauzionalmente ogni accesso al mio ambulatorio a Limbiate, fintanto che non mi si daranno garanzie di non essere io stesso fonte di contagio. E in ossequio al testo unico delle leggi sanitarie», racconta. Poi aggiunge: «Non sono al momento in grado di suffragare la diagnosi clinica con dati laboratoristici o strumentali. Attenderò quindi pazientemente l’indagine epidemiologica. Ipotizzo, a questo punto, che quella conferma che mi viene negata dalle istituzioni lombarde, giungerà presto da più ancestrali meccanismi di selezione naturale».

La toccante auto-denuncia di un medico di famiglia

Una lettera accorata e responsabile, quella del medico di famiglia lombardo, in cui lo scrivente assomma all’auto-denuncia anche considerazioni estese all”intera categoria di cui fa parte. «Noi medici di base – evidenzia Barbieri – non vogliamo avere privilegi chiedendo che ci venga fatto il tampone e ci vengano dati dispositivi di protezione individuale adeguati e sufficienti. È una questione di etica: non vogliamo avere sulla coscienza di avere ammazzato qualcuno. Per i medici di continuità assistenziale è ancora peggio. Sono allo sbaraglio. Noi conosciamo i nostri pazienti e possiamo fare filtro al telefono dei casi prioritari e più fragili. Loro ricevono chiunque e devono andare nelle case delle persone, senza protezione idonea», incalza il dottore sindacalista. Poi Barbieri invita a ragionare su un dato: «Finora sono 29 i medici morti in Italia a causa del Covid-19. Di cui 20 in Lombardia. E più della metà medici di base. In Veneto, dove sono stati fatti tamponi a raffica, non c’è un morto tra le nostre fila. Lombardia e Veneto hanno peraltro popolazioni comparabili. Da noi i decessi sono 20 volte tanti, ma facciamo lo stesso numero di tamponi». Poi, l’inciso più amaro: «Ci vengono a raccontare che i casi di contagio non aumentano. Se non vuoi trovare, basta non cercare».

Ho i sintomi: lo dico per garantire la sicurezza dei miei assistiti

Peraltro, è di oggi la notizia del protocollo siglato tra sindacati e ministro della Salute per la prevenzione e la sicurezza dei lavoratori della sanità in ordine all’emergenza Covid-19. «È una buona notizia – commenta Barbieri – e auspichiamo che si traduca in atti concreti al più presto. A partire dalle aree più provate dal virus come la nostra. E a partire da chi è in prima linea, come noi medici di medicina generale e di continuità assistenziale. Noi siamo gli anticorpi della salute pubblica. Da sistema immunitario stiamo diventando malattia autoimmune. Per chi ha scelto questo mestiere è intollerabile anche il solo pensiero di colpire chi dobbiamo difendere».

 

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