«La gente muore “di” e non “col” coronavirus»: basta minimizzare o nascondere. Burioni sfida Borrelli

giovedì 12 Marzo 12:40 - di Lara Rastellino
BeFunky-collage di Burioni e Borrelli con foto dell'Ansa bis

«La prossima volta che sentirò usare l’espressione “è morto con il coronavirus non per il coronavirus” sfiderò la Protezione Civile a farmi accedere ai dati clinici dei pazienti deceduti. Voglio capire se questa affermazione è vera, oppure se è una criminale minimizzazione». Roberto Burioni non ci sta: e su Twitter si esprime con fermezza dopo la conferenza stampa di Angelo Borrelli, commissario straordinario per l’emergenza coronavirus. Nel consueto appuntamento con i media, Borrelli ha affermato: «Tengo a precisare che i decessi non sono “da coronavirus”. Tra le diverse patologie avevano anche il coronavirus»… E la precisazione, che a detta del virologo sarebbe scorretta, o quanto meno imprecisa, fa andare su tutte le furie il professore.

Coronavirus, Burioni sfida Borrelli: basta minimizzare

Tanto da indurlo a stigmatizzare la situazione: «Basta minimizzare. Basta minimizzare. Basta minimizzare. Non è più tollerabile questo atteggiamento da parte delle autorità. Un comportamento che ha fatto un danno enorme nelle settimane scorse. La gente MUORE DI CORONAVIRUS. E per questo dobbiamo fermarlo», si legge in un altro tweet del virologo, oggi più allarmato e indignato che mai. Il quale poi, rispondendo a un  follower, precisa anche: «Io voglio capire quanti sono tra i morti i pazienti con un tumore metastatico, o con una cardiopatia scompensata, e quanti invece quelli con una lieve ipertensione e un diabete di tipo 2 e un sovrappeso. Perché questi ultimi avevano solo una malattia: l’età sopra i 60».

«I conti non tornano: voglio le cartelle»

Non solo. Restringendo il campo della dissertazione alla sola Lombardia, il virologo aggiunge: «La mortalità in Lombardia è ben più del doppio di quella nelle altre regioni. Se si muore “con il coronavirus e non per il coronavirus” vuole dire che i lombardi sono molto più malati degli altri. A me i conti non tornano, mi spiace. Voglio le cartelle», ripete. Una precisazione importante, quella di Burioni. Di più: una questione non solo lessicale, che potrebbe essere dirimente per quello che è il quadro della situazione di contagio attuale e di letalità del virus.

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