Emergenza coronavirus, è braccio di ferro tra Europa mediterranea ed Europa del Nord

mercoledì 25 marzo 20:48 - di Aldo Di Lello

«Con la bassa marea si vede chi non indossa il costume da bagno». Così, Warren Buffet, detentore stramiliardario di uno dei più grandi fondi d’investimento del mondo definì, dopo il terribile 2008, l’effetto-rivelazione delle improvvise crisi finanziarie.  Si vedeva così  quale fosse la reale condizione economica e politica degli Stati.

L’emergenza  coronavirus  ci sta oggi dicendo che, a essere senza costume, è l’Ue. I troppi nodi non sciolti , le situazioni di comodo lasciate marcire, i piccoli e meschini opportunismi hanno rivelato, a dispetto della retorica più stucchevole, che la solidarietà europea è una grande balla.Quello che conta, sono solo gli interessi. E, questi interessi, il cigno nero del coronavirus (per dirla con Nassim Taleb) li ha improvvisamente e traumaticamente cambiati. Tanto da generare inedite alleanze. Così, in vista del vertice europeo di domani, s’è formato un inedito fronte dell’Europa mediterranea in contrapposizione al fronte del Nord, capitanato dalla Merkel. Gli uni, i mediterranei, vorrebbero affrontare la terribile emergenza economica generata dalla pandemia con eurobond e garantiti da tutti i Paesi di Eurolandia. È la famosa “mutualizzazione del debito” che turba da sempre i banchieri del Nordeuropa e i risparmiatori tedeschi, olandesi, finlandesi e austrici. «Perché -ripetono gli elettori del Nord- dovremmo condividere il rischio con quegli spendaccioni sconsiderati di italiani, spagnoli, greci e altri come loro?» Già, perché? Perché l’Europa sta vivendo il suo momento più difficile dal dopoguerra ad oggi. Ma neanche questa considerazione sembra smuovere gli austeri cuori protestanti del Nord.

Ecco così che nove leader europei  hanno firmato una lettera congiunta indirizzata al presidente del Consiglio d’Europa Charles Michel  in cui – in vista della nuova videoconferenza – chiedono il varo di uno «strumento di debito comune emesso da una Istituzione dell’Ue per raccogliere risorse sul mercato sulle stesse basi e a beneficio di tutti gli Stati Membri». La missiva è firmata da Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Slovenia (Paesi mediterranei propriamente detti) insieme con Belgio, Lussemburgo e Irlanda, che mediterranei non sono, ma non importa perché si trovano sulla stessa, pericolante barca.

Questi titoli pubblici sono stati ribattezzati “coronabond” per la loro destinazione. E, nelle intenzioni dei nove Paesi firmatari, dovrebbero essere finanziati dal Mes, senza  le conseguenze del commisariamento degli Stati  previsto da tale meccanismo.

La Germania però dice no. L’uso del Mes deve avvenire «con le regole in vigore».  Sugli eurobond «l’idea del governo tedesco e della cancelliera non è cambiata: anche in tempi di crisi è ancora necessario che controllo e garanzia restino nella stessa mano». Così ha detto il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert.

Roba da non crederci. Chissà come andrà a finire. Comunque vada, è assai probabile che l’Ue sarà, nel prossimo futuro, molto diversa da quella che abbiamo finora conosciuto. E, quando si abbasserà la marea, vedremo chi si divertirà e chi no, nel ritrovarsi senza costume.

 

 

 

Commenti

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  • Giuseppe Forconi 27 marzo 2020

    Senza perdere tempo nella lettura, possiamo concludere che non esiste nessuna differenza tra il 1939 e l’odierno 2020.
    Hitler volle a tutti costi avere un Italia alleata per poterla sfruttare nelle risorse umane da mandare in guerra, la Merkel vuole spolpare un’Italia assorbendosi , con la scusa di un nostro possibile tracollo finanziario, tutte le risorse del nostro Paese verranno assorbite per due soldi, per poi spartirsele con Macron. Ecco perche’ il MES e’ la tanto amata arma tedesca per affossarci, indebitandoci , quindi ripulirci ufficialmente di tutto.
    Sto babbeo conte de montecristo, spera o crede che poi la Merkel e Macron gli tireranno un osso come si fa con i cani, forse non sa che il loro motto e’ ” USA E GETTA “

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