Coronavirus, ecco quali sono i primi disturbi che si avvertono. Le indicazioni dell’ospedale Sacco

martedì 31 marzo 8:54 - di Redazione
disturbi

I disturbi del gusto e dell’olfatto sono un sintomo frequente dell’infezione da nuovo coronavirus. Colpiscono un paziente su tre, in particolare giovani e donne. E arrivano già in fase precoce di malattia. Potrebbero dunque essere una preziosa spia per individuare i pazienti paucisintomatici, da sottoporre a test. È quanto emerge da uno studio coordinato da Massimo Galli, del Dipartimento di malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano.

I disturbi individuati al Sacco di Milano

Lo studio vede il coordinamento anche dai colleghi del Dipartimento di Scienze  biomediche e cliniche Sacco dell’Università degli Studi di Milano. È stato portato a termine anche grazie al contributo di giovani specializzandi e medici impegnati contro l’emergenza coronavirus.

Olfatto e gusto primi “indicatori” specie nei giovani e nelle donne

L’analisi ha «definitivamente chiarito che disturbi di olfatto e gusto sono assai frequenti nella Covid. Vengono ad interessare circa un paziente su tre. Sono spesso riportati già in fase precoce di malattia. Consistono principalmente in alterazioni del gusto e colpiscono particolarmente i giovani e il genere femminile».

Le mail delle persone che hanno questi disturbi

«Ho ricevuto in questi giorni», commenta Galli, «decine di mail di persone che stanno a casa e che hanno manifestato questi disturbi anche come unico sintomo di qualche rilievo. Ringraziamo anche i numerosi colleghi che ci hanno segnalato dagli altri ospedali e dal territorio un inusuale incremento di queste particolari condizioni. Non siamo ancora in grado di dire nulla sulla possibile durata di queste alterazioni», spiega Galli.

Il suggerimento che arriva dei ricercatori

I ricercatori intanto danno un importante suggerimento. Si parte dal fatto che c’è «un contesto pandemico». E ci sono «soggetti con sintomatologia lieve-moderata che non necessitano di ospedalizzazione». Allora, «la presenza di tali sintomi può essere un prezioso indicatore per indicare i pazienti paucisintomatici». Ossia quelli «meritevoli di ulteriori approfondimenti diagnostici».

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