Ora una commissione sulla storia la vuole il governo. Ma vent’anni fa “massacrarono” Rampelli

lunedì 10 febbraio 19:08 - di Redazione
rampelli

Nel totale silenzio dei media, la neoministra dell’Istruzione Lucia Azzolina sta per realizzare una commissione. Di esperti sullo studio della storia. Un terreno scivoloso, che vent’anni fa costò alla destra l’accusa di pericoloso revisionismo. «Quello che proposi nel 2000»,  ricorda Fabio Rampelli dalla sua bacheca Facebook, all’epoca consigliere regionale di Alleanza nazionale. «Esattamente quello che era previsto nella mozione approvata dal Consiglio regionale del Lazio all’epoca del governatore Storace».

Rampelli alla ministra: 20 anni fa ci massacrarono

«Venimmo crocifissi per attentato alla sacralità della storiografia marxista. Accusati di voler riscrivere la Storia sostituendo l’ortodossia comunista con quella revisionista. Negazionista. Addirittura fascista. La polemica durò mesi con scontri al massimo livello nazionale con toni oltremisura». E adesso? tutto tace, osserva il vicepresidente della Camera. E auspica che la ministra grillina renda pubblica la commissione. «E che si parli di necessità di garantire il pluralismo culturale. La verità storica e di bandire ogni forma di negazionismo».

L’antica polemica del 2000 – sottolinea Rampelli nel Giorno del ricordo – «ebbe l’imprevisto merito di scoperchiare un problema enorme. Quello della mancanza di pluralismo culturale. Con tanto di vergognose e inaccettabili omissioni sulle foibe. Definite da diversi manuali di storia come mere depressioni geologiche. L’ex ministro Tullio De Mauro, linguista di fama, nel suo dizionario della lingua italiana definiva le foibe “depressione carsica. A forma d’imbuto costituita dalla fusione di più doline. Al fondo della quale si apre un inghiottitoio. Usata anche come fossa comune per occultare cadaveri di vittime di eventi bellici”. Nessun accenno allo sterminio di intere famiglie italiane ad opera dei comunisti di Tito».

«Fu allora – conclude Rampelli –  davanti al tentativo di nascondere ai ragazzi della scuola dell’obbligo la verità storica che deflagrò il violento conflitto politico. E fioccò la terribile accusa di voler censurare gli autori dei manuali scolastici. La Regione Lazio rinunciò all’istituzione della commissione di storici. Ma approvò la proposta di legge a mia firma per istituire il Giorno del Ricordo, anticipando il parlamento nazionale»

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza